Gennaio 3, 2019
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Criticare l’allenatore o i compagni di squadra danneggia il piccolo calciatore! Si cresce imparando a conoscere e superare i propri limiti, altrimenti si alimentano le insicurezze.

Capita spesso di sentir giudicare l’operato dell’istruttore di Scuola Calcio da parte dei genitori. A volte accade semplicemente per parlare un po’ e colmare con due chiacchiere il tempo di una partita o di allenamento. Altre volte, però, capita involontariamente di condire questo atteggiamento con giudizi, non sempre positivi, sull’istruttore e sul suo operato. Ora, ognuno può fare e dire ciò che vuole a patto che questo avvenga nel rispetto degli altri, e soprattutto del proprio figlio. In tal senso dare un giudizio sul mister di fronte a lui può rischiare di renderlo insicuro e indeciso in campo. Questo perché se un adulto di cui il bambino si fida ciecamente, trattandosi del proprio papà o della propria mamma, descrive in un certo modo una persona, per lui quella è una realtà indiscutibile, non un’opinione soggettiva di colui che la esprime. Per esempio se un bambino sente dire da mamma o da papà: “Questa maglietta rossa non ti sta bene” lui molto spesso non riesce a capire che si tratta di un giudizio personale. Pensa che il rosso sia un colore che non gli si addice in modo assoluto. Così se uno dei genitori critica l’istruttore o un compagno di squadra in virtù del suo punto di vista, per il figlio che ascolta ciò che afferma il proprio genitore rappresenta la verità assoluta. Dare giudizi personali su altri piccoli calciatori o sull’istruttore in presenza del giovane atleta, rischia di confonderlo inquinando oltretutto il rapporto che lui stabilisce con gli altri.

CRITICARE NON FA RIMA CON EDUCARE

A volte, con troppa superficialità, dopo una partita si tende a criticare le decisioni dell’allenatore o la prestazione della squadra. In questi casi oltre a inquinare l’idea che il bambino si fa degli altri, si svalorizzano dei punti di riferimento come l’istruttore o un compagno di squadra nei quali lui crede molto. Avere intorno persone che criticano induce per emulazione ad acquisire l’abitudine di disapprovare tutti, proiettando spesso sugli altri le responsabilità di una sconfitta o di un evento sportivo, come per esempio un’ammonizione, e così sfuma l’occasione di riconoscere le proprie manchevolezze. In questo senso può capitare che invece di rendersi conto di non aver giocato bene il bambino impari a giustificarsi adducendo capri espiatori. Ci si abitua così a dare la colpa all’arbitro, al mister, come si vede fare al papà o alla mamma. Un genitore che non riconosce i limiti del figlio e ha l’abitudine di concentrarsi sulla performance di altri non fa che rinforzare nel proprio bambino la brutta abitudine di spostare l’attenzione altrove invece di imparare da una sana autocritica. Così facendo si elude al giovane atleta l’opportunità di riflettere e capire dove ha sbagliato traendo da ciò degli spunti di crescita.

 


Dicembre 20, 2018
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Anche in inverno si può giocare a calcio, basta sapere come vestirsi: non è solo importante indossare un abbigliamento più pesante, ma prenderne uno adatto all’attività intensa che il gioco del calcio comporta. Bisogna proteggersi, ma comunque lasciare alla pelle la possibilità di respirare, non dimenticando di proteggere adeguatamente le parti più delicate, come petto, gambe, caviglie e ginocchia.

Un corretto abbigliamento invernale è fondamentale. Sembra scontato dirlo, ma spesso ci si accorge che non ci si veste correttamente solo quando si è in campo. Si, ma qual’è il modo giusto?

 

Allenamento calcio d’inverno: vestiti a strati!

La prima regola fondamentale è quella di vestirsi a strati. In condizioni di temperature vicine allo zero, ogni strato del nostro vestiario avrà una specifica funzione e ci aiuterà a isolarci dal gelo esterno. L’intimo termico, il primo strato, è vitale. Non fate distinzioni tra parte alta e parte bassa del corpo. Dovrete indossare un prodotto aderente e soprattutto traspirante. Attenzione a quest’ultimo punto, spesso sottovalutato. L’acqua, infatti, disperde il calore molto velocemente e quindi avere la maglia termica inzuppata di sudore non è propriamente una scelta saggia. In questo senso, evitate il cotone, che tende a accumulare acqua. Esistono diversi materiali sintetici che sono perfetti in questo senso e che garantiscono una traspirazione ottimale.

Il secondo strato, o strato intermedio, vi deve garantire calore. Quindi, spazio a felpe, tute eccetera. Meglio ancora se la composizione del prodotto è felpata, svolgerà meglio la propria funzione. Attenzione alle zip, potrebbero infastidirvi sul collo: meglio utilizzare in questo caso una felpona semplice chiusa.

Infine, il terzo strato. Qui la funzione dev’essere una sola: isolamento. Sia che piova o nevichi, ma anche solo in una serata ventosa, avere indosso un k-way come si deve può fare veramente la differenza. Poco ingombrante in borsa, ma dall’effetto benefico immediato, la giacchetta impermeabile non potrà mai mancare nell vostro vestiario invernale.

 

 

Allenamento calcio d’inverno: non dimenticare guanti e cappelli!

Anche la testa va protetta. D’inverno i fattori combinati di umidità, gelo e vento possono buttare a terra lo sportivo più allenato. Proteggere il capo con un cappello invernale, magari in pile, evita inconvenienti e malori. Anche le mani vanno protette. Essendo dei terminali ricchi di sangue il pericolo di congelarle è più alto che per le altre parti del corpo e, per quanto si sia in piena attività fisica, basta un po’ di bagnato e un colpo di vento gelido per bloccare la circolazione delle mani causando forti dolori.

 

Allenamento calcio d’inverno: l’importanza degli accessori!

Non dimenticatevi di porre la giusta attenzione anche ai vostri piedi. Piedi freddi uguale piedi non sensibili, meglio quindi procurarsi calze termiche. Capitolo a parte sulle vostre calzature. Le vostre scarpe vi devono consentire un grip eccellente anche in caso di pioggia.

Insomma, anche in caso di maltempo il vostro allenamento deve essere performante in ogni minimo dettaglio. Seguendo questi semplici consigli, potrete dare il meglio di voi stessi anche con freddo pungente. Posto questo, è inevitabile che il pensiero di una cioccolata calda di fronte alla TV vi verrà lo stesso…


Dicembre 13, 2018
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I piccoli calciatori che poi diventeranno portieri spesso non si avvicinano alla scuola calcio con il chiaro desiderio di giocare in quel ruolo.  Pertanto la corretta formazione in giovane età ha una valenza particolarmente importante, essendo una tappa fondamentale per il loro sviluppo globale. Una programmazione non corretta, un carico psicologico eccessivo, l’imposizione di ambienti precocemente selettivi e la corsa all’imitazione del calcio degli adulti sono elementi che potrebbero influenzare in maniera negativa la sfera formativa del bambino.

 

GLI ASPETTI PROPEDEUTICI AL RUOLO

La formazione specifica del giovane portiere inizia nell’età compresa tra gli 8 e i 10 anni. In questo periodo lo sviluppo del gesto tecnico specifico non ha una rilevanza predominante. L’attività si concentra su elementi come l’aspetto ludico e le capacità motorie.  Per individuare il profilo adatto al ruolo, occorre ricercare inizialmente tre aspetti:

  • la predisposizione al gioco con le mani;
  • la facilità all’impatto con il terreno;
  • il coraggio nell’affrontare il contatto con avversari e pallone.

 

TECNICA ED ELEMENTI DI ACROBATICA ASSIEME

Sulla base di questi elementi, è possibile far approcciare un piccolo calciatore al ruolo di portiere in modo proficuo e funzionale.  L’obiettivo, quindi, sarà quello di abbinare la capacità di contatto delle mani col pallone insieme a elementi di acrobatica, prendendo in considerazione anche altri sport che richiedono l’utilizzo delle mani come, ad esempio, la pallavolo ed il basket. Su queste basi, è possibile costruire una programmazione funzionale sia per il singolo allenamento sia per il medio periodo, ottimizzando ciascuna fase della seduta.

 


Dicembre 6, 2018
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Sei mancino? Hai più possibilità di segnare di un destro, e non stare tanto a pensarci, se lo fai rischi di sbagliare…

Calcio di rigore… tiro… parata! È stato bravo il portiere o ha sbagliato l’attaccante? Esiste una modalità di esecuzione che renda il penalty assolutamente imparabile, esiste il rigore perfetto? Esperimenti sul campo, valutazioni di analisi statistiche studio di un’enormità di dati ha permesso ad alcuni esperti di dare delle indicazioni ai protagonisti, tiratore e portiere li abbiamo raccolti per voi!

  • In una sfida a eliminazione diretta ai rigori le squadre che iniziano la serie e fanno gol aumentano le possibilità di vittoria al 60%.
  • Statisticamente la paura di perdere fa sbagliare di più che la “paura” di vincere.
  • Chi è mancino ha il 4% in più di possibilità di segnare.
  • Le possibilità di fallire un calcio di rigore sono, per chi tira, una su quattro. La percentuale si abbassa a una su dieci se il portiere non indovina la direzione del tiro.
  • Se il portiere si muove sulla linea e allarga ripetutamente le braccia diminuisce, agli occhi del tiratore, la grandezza percepita della porta catturando la sua attenzione e riducendo l’angolatura del tiro di circa trenta centimetri. Il portiere cerca di stimolare in chi calcia quello che in psicologia viene chiamato “effetto tunnel” (scaturisce dallo stato di ansia) e a causa del quale la porta, agli occhi di chi calcia sembra rimpicciolirsi.
  • Se il portiere si posiziona leggermente spostato a destra o a sinistra (sembra siano sufficienti circa dieci centimetri), aumenta le possibilità di indurre il tiratore a calciare proprio dove lui vuole, cioè la parte leggermente più sguarnita e quindi a sbagliare.
  • Se segnate esultate, l’avversario che tira dopo di voi tenderà a sbagliare di più, mentre il successivo compagno, avrà più probabilità di segnare.
rigore perfetto
Partita di beneficenza Piloti – All Stars: il cestista Dirk Nowitski imita l’infausta rincorsa di Zaza nel rigore sbagliato agli europei contro la Germania

  • Secondo lo scienziato cognitivo Gerd Gigerenzer il rigorista deve tirare d’istinto e non pensare troppo perché altrimenti si tende a perdere l’immediatezza degli schemi cognitivi sviluppati con l’esperienza. Più tempo si aspetta, più si pensa prima di tirare, più aumenta il rischio di sbagliare.
  • Il rigore perfetto secondo i fisici dell’Università John Moores di Liverpool prevede una rincorsa di cinque o sei passi, muoversi leggermente ad arco mirare a 50 centimetri dall’incrocio dei pali e tirare a circa 100 km/h… facile, no?
  • Secondo l’economista Steven Levitt, il rigore migliore è invece quello tirato al centro della porta dove il portiere non si aspetta. I portieri, infatti, restano fermi al centro molto meno del 10% delle volte. Nelle edizioni dei mondiali da Spagna 1982 a Sud Africa 2010 22 partite sono state decise ai calci di rigore e nessuno di quelli tirati centralmente (204) è stato parato.
  • Secondo la teoria dei giochi, un rigore è un gioco a somma zero tra due partecipanti (tiratore e portiere), cioè la mossa vincente di un giocatore corrisponde sempre a una sconfitta per l’altro. In ambito economico, il premio Nobel John Forbes Nash junior ha teorizzato come in interazioni di questo tipo, quindi che prevedono una sequenza di mosse e contromosse (come nella morra cinese) la strategia migliore sia tirare senza averne una, per variare le proprie mosse e renderle illeggibili. Quindi in una sfida a rigori per non dare punti di riferimento al portiere avversario affidatevi totalmente a una sequenza casuale…

Novembre 30, 2018
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Le vitamine sono fondamentali per il nostro organismo, tanto più per lo sportivo. Una sana alimentazione può non essere sufficiente se non si tiene conto di alcune semplici regole. Se integrate evitate il fai da te. 

Le vitamine sono utili per lo sportivo? Sicuramente, e in quantità superiore a quella necessaria per un soggetto sedentario, così come per chi fuma, consuma alcol regolarmente, assume antibiotici o segue diete particolari (vegetariani), ma di questo potete parlare, sinceramente, con il vostro medico (meglio se con uno specialista di medicina dello sport). In ogni caso, se le vostre abitudini alimentari non vi garantiscono un corretto apporto di queste sostanze fondamentali per l’organismo, evitate l’integrazione fai da te, tanto più mescolando integratori diversi. Questo perché le vitamine si dividono in liposolubili e idrosolubili e le prime, accumulandosi nei tessuti adiposi, possono raggiungere dosi tossiche per l’organismo.

Le vitamine, non dimentichiamolo, si possono trovare nei cibi, anche se oggi i processi di conservazione e raffinazione diminuiscono l’apporto da parte degli alimenti. Questo è uno dei motivi che spingono a prediligere prodotti integrali (le vitamine sono presenti nel germe dei cereali).

 

Vitamine: meglio scegliere frutta e verdura

COME ASSUMERE LE VITAMINE

Oltre a questo può non essere sufficiente assumere cibi che potenzialmente potrebbero fornire all’organismo la dose giornaliera necessaria, poiché si devono seguire alcuni semplici regole per scegliere al meglio ed evitare tutto ciò che può comportare la “perdita” delle vitamine contenute negli alimenti:

consumate frutta e verdura di stagione;
evitate di sbucciare la frutta (lavatela però prima di consumarla, senza lasciarla in acqua a lungo poiché alcune vitamine sono idrosolubili);
eliminate solo strato esterno degli ortaggi;
se cucinate a vapore o bollite le verdure utilizzate poca acqua, meglio se salata, e impiegate tempi ridotti coprendo la pentola (per non eliminare le vitamine, alcune sono termolabili);
una volta cucinate, consumate le verdure il prima possibile (altrimenti si riduce il contenuto di vitamina C);
l’utilizzo del bicarbonato per sciacquare le verdure comporta un’ulteriore riduzione della vitamina C;
se conservate gli alimenti nel frigo evitate il contatto con l’aria avvolgendoli con la pellicola o utilizzate gli appositi contenitori.

Oltre a questo è utile tenere conto del fatto che la carenza di vitamine può influire negativamente sullo stato di forma del calciatore o sulla sua capacità di recupero, mentre un corretto apporto garantisce, a chiunque, un buon equilibrio fisiologico.


Novembre 22, 2018
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Quanti di noi – calciatori, dirigenti, allenatori o semplici appassionati – hanno letto almeno una volta per intero il regolamento del gioco del calcio? Le regole fondamentali, quelle con cui conviviamo più spesso, le conosciamo tutti. Esistono però dei casi particolari, rari se non improbabili, che qualora si verificassero andrebbero giudicati in modo corretto. Se foste il direttore di gara sapreste decidere? Mettetevi alla prova, o fatelo con i vostri amici!

  1. Un giocatore batte un calcio di punizione diretto verso la propria porta, il portiere non interviene (o scivola) e il pallone va in rete. Il gol è valido?

No, perché non si può fare autorete su calcio di punizione sia diretto che indiretto. In entrambi i casi il gioco riprende con un calcio d’angolo in favore degli avversari.

  1. Un portiere rilancia il pallone con le mani e segna nella porta avversaria. Il gol è valido?

Sì. Non è possibile invece fare gol direttamente dalla rimessa laterale.

  1. Un giocatore rompe le scarpe da calcio mentre sta giocando al punto che non può più utilizzarle. Se non ne ha un paio di ricambio può continuare a giocare scalzo?

No. Si può giocare con qualsiasi calzatura ma non a piedi nudi.

  1. Un calciatore si toglie la maglia per esultare dopo avere segnato e subito dopo protesta esageratamente contro l’arbitro che decide di non convalidare la rete: il calciatore potrà essere espulso per doppia ammonizione?

Sì, perché ha commesso due infrazioni di diversa natura (esultanza eccessiva e proteste). Nel caso in cui un giocatore si tolga la maglia e successivamente nella foga, per esempio, dia un calcio alla bandierina e la spezzi, la sanzione sarà di sola ammonizione perché sono due infrazioni dello stesso tipo (esultanza eccessiva).

  1. Un giocatore che deve battere un calcio di rigore invece che tirare direttamente in porta sposta il pallone lateralmente, un suo compagno arriva da dietro calcia e segna. Il gol è valido?

Si, purché il compagno non sia entrato anzitempo in area di rigore, chi ha battuto non può più toccare il pallone ma può farlo se gli viene ripassato (guarda il rigore di “terza” segnato dal grande Johan Cruijff)

  1. In occasione dei calci di rigore è consentito ai calciatori di posizionarsi più avanti rispetto al limite dell’area?

Si, purché si dispongano esternamente all’area stessa e prima della linea orizzontale immaginaria che passa sopra il dischetto del rigore.

  1. Il pallone sta per entrare in rete, un difensore riesce a deviare la traiettoria tirando un parastinco, colpendo la sfera ed evitando il gol: è un intervento valido?

No, si considera l’indumento come una sorta di «prolungamento» della mano, quindi l’arbitro dovrà concedere calcio di rigore ed espellere il difensore.

  1. Si può segnare una rete direttamente su calcio d’inizio?

Sì e anche su calcio di rinvio.

Vuoi saperne di più? Scarica il regolamento attualmente in vigore dal sito dell’Associazione Italiana Arbitri 

 


Novembre 15, 2018
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La preparazione alla partita è sicuramente una fase fondamentale per arrivare con il giusto equilibrio psico-fisico al fischio d’inizio. I quattro maggiori aspetti di una corretta preparazione al match sono:

  • Alimentazione
  • Attivazione fisica
  • Stretching
  • Attivazione mentale

 

Alimentazione:

La performance di un giocatore viene influenzata dal tipo di alimentazione che precede l’incontro. Ecco cinque semplici regole da seguire per una corretta alimentazione pre-gara:

  1. Preferire cibi ricchi di amido come pasta, riso, patate e pane: questi alimenti forniranno infatti il giusto apporto di energia per il corpo.
  2. Limitare i cibi ricchi di proteine, come carne, uova e formaggi vari, e ricchi di grassi, burro, olio e margarina, perché renderebbero la digestione lenta e difficile.
  3. Evitare di assumere cibi ricchi di zuccheri e bevande gassate nelle 24 ore precedenti all’incontro, sono difficili da assimilare per l’organismo e aumentano senza alcun beneficio la sudorazione corporea.
  4. Mangiare almeno 2 ore prima dell’inizio di qualsiasi attività fisica, rendendo così possibile una corretta digestione.
  5. Per una rapida digestione bisogna prestare attenzione all’abbinamento degli alimenti. Non consumare due diversi cibi proteici (carne e formaggio, uova e formaggio), evitare cibi ricchi di grassi complessi e non mangiare frutta a fine pasto.

Ricordate poi che non esiste alcun cibo che consumato prima dell’inizio della partita aiuta la performance sportiva. Esiste solo una corretta e razionale alimentazione, volta a favorire l’attività fisica.

 

Attivazione fisica:

Questa fase ha come scopo l’innalzamento della temperatura corporea e l’attivazione generale di tutto l’organismo. Si possono individuare 3 fasi diverse per il corretto riscaldamento fisico:

  1. “Rompere il fiato” . In questa fase l’obbiettivo primario è quello di creare un debito di ossigeno nell’organismo, bisogna procedere quindi con esercizi anaerobici ad intensità media. La richiesta di ossigeno del nostro organismo dovrà poi essere recuperata nei minuti successivi con una diminuzione dei livelli di carico.
  2. “Skip”. In questa fase, cercheremo il ripristino anche parziale del debito di ossigeno attraverso la bassa intensità e l’attivazione muscolare, sia per prevenire gli infortuni sia per dare la giusta elasticità. Andature e mobilità in movimento sono fondamentali per una corretta attivazione muscolare: skip, skip ad una gamba, calciata dietro, calciata laterale, slancio gamba flessa al petto, corsa laterale, rilassamento adduttori sono alcuni degli esercizi più utili. 
  3. “Reattività”. In questa fase si eseguiranno esercizi brevi di rapidità con cambi di direzione per dare la giusta carica e reattività alla muscolatura. Scatti di 5 m, scatti da 3 m con cambi di direzione, brevi progressioni palla al piede: ecco alcuni esercizi che possono essere eseguiti in questa fase. 

           

           ESEMPIO RISCALDAMENTO FISICO:

  • corsa ritmo sostenuto con cambi di direzione alternata a mobilità totale 5 minuti
  • mobilità, stretching statico, stretching dinamico totale 8 minuti
  • partita 5 contro 5 a campo ridotto ed esercizi con la palla totale 5 minuti
  • Reattività ed esercizio di rapidità totale 3 minuti

     

Stretching:

Nello stretching statico, si assumono posizioni che sia possibile mantenere senza dolore, raggiungendole in maniera controllata senza sottoporre a stress i muscoli interessati. Raggiunta la posizione, questa va mantenuta per un tempo che va da 10 a 20 secondi, o almeno fino alla corretta distensione della muscolatura. Regole per un corretto stretching:

  • Mantenere un allungamento costante, da 10 a 20 secondi.
  • Durante tutta l’esecuzione del movimento l’atleta deve prestare attenzione ai segnali che invia il corpo e comportarsi di conseguenza.
  • Durante lo stretching non molleggiare, crea piccoli traumi alla muscolatura.
  • Compensare una “posizione” con la sua opposta  (in modo da alternare l’estensione dei muscoli agonisti con quella dei muscoli antagonisti).
  • Seguire sempre una logica nella sequenza degli esercizi di stretching.

E’ inoltre importante non eseguire mai lo stretching “a freddo” ma assicurarsi di eseguire gli esercizi di distensione muscolare solo quando i muscoli coinvolti sono almeno in parte caldi.

 

  • Attivazione mentale:

Probabilmente la fase più importante nel riscaldamento pre-partita. Risulta infatti fondamentale richiamare nella mente dei giocatori quei gesti tipici che dovranno eseguire in partita. Passaggi, lanci, palleggi e tiri in porta sono solo alcuni dei movimenti che permetteranno di risvegliare nell’atleta i corretti gesti tecnici.

La situazione che può richiamare in sé tutti questi movimenti è proprio una partita, togliendo i portieri si può quindi procedere con un “5 contro 5” a campo ridotto. Possiamo inserire limitazioni sui tocchi in modo da ricreare le pressioni e le possibili situazioni che si presenteranno durante il match.


Novembre 9, 2018
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Lo sapevi che il gioco del calcio, sport di squadra molto popolare in Italia, è nato però in Inghilterra, con la nascita della Football Association, il 26 ottobre 1863? E lo sapevi che…

1. In Italia, patria del calcio, i calciatori tesserati sono 1 milione e 400 mila (dati Fgci). Molto più che in Islanda, il Paese rivelazione alle scorse Olimpiadi di Rio, dove però i 21.500 giocatori registrati sono circa il 7% della popolazione (330 mila persone). In pratica, uno ogni 15 abitanti!

2. Il boliviano Mauricio Baldivieso è stato il più giovane giocatore nella massima categoria: all’epoca del suo esordio nel Club Aurora di Cochabamba, nel 2009, aveva 12 anni. Il più longevo invece è l’inglese Kevin Pool: nel 2014 ha giocato la sua ultima partita nel ruolo di portiere a 51 anni suonati.

3. La maglia dell’Italia è azzurra (e non tricolore) in omaggio… all’ex Casa reale Savoia. Ma non è l’unico caso. La divisa tedesca, bianca con bordini neri, ha i colori degli Hohenzollern, sovrani di Prussia, e l’arancione dell’Olanda ricorda la Casa d’Orange-Nassau, famiglia reale dei Paesi Bassi.

4. La Fifa attribuisce titolo di miglior marcatore al brasiliano Pelé, autore di 1.281 gol in carriera. Ma non tutti sono d’accordo. Per alcuni il record spetterebbe al connazionale Arthur Friedenreich, con 1.329 reti, mentre altri lo assegnano al giocatore ceco Josef Bican, forte di 1.468 realizzazioni.

5. Nella Colombia dei narcotrafficanti, anche fare il calciatore era un mestiere pericoloso. Nel giugno 1994 Andrés Escobar, difensore dell’Atlético Nacional, fu autore dell’autogol che costò alla sua nazionale l’eliminazione dai Mondiali: rientrato in patria, fu freddato con sei colpi di mitraglietta.

6. A Firenze, il 27 ottobre 1954, la partita Fiorentina-Pistoiese fu disturbata dall’apparizione di misteriosi oggetti volanti sopra la città. Gli occhi di pubblico e giocatori erano rivolti al cielo e l’arbitro, non sapendo che fare, sospese l’incontro. Fu la prima (e unica) partita sospesa… per Ufo!

7. Non c’è niente da fare, quando scappa scappa! Alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, durante Brasile-Ungheria, Ronaldo avrebbe approfittato di un momento di confusione per fare pipì in campo, a gioco fermo, seduto per terra e nascondendosi col pallone. Lo ha confessato lui stesso poco dopo.

9. La partita vinta col maggiore scarto di reti è quella che nel 2002 ha opposto le squadre AS Adema e SO de l’Emyrne, nel campionato del Madagascar. Per protestare contro una decisione arbitrale, i giocatori del SO de l’Emyrne fecero apposta una lunga serie di autogol e l’incontro finì 149 a zero!

10. In gergo calcistico, gli ultimi minuti di una partita, quelli intorno al novantesimo, sono detti “zona Cesarini”. Viene da Renato Cesarini, mezz’ala della Juventus nei primi anni Trenta del secolo scorso, “specializzato” nel segnare quando l’incontro era ormai agli sgoccioli.


Novembre 2, 2018
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Allenare i “pulcini” (8-10 anni) non è affatto facile, anzi: è più complicato allenare un gruppo di bambini che un gruppo di adulti!

Anzitutto diciamo cosa deve essere un buon mister in questa categoria: educatore, psicologo, programmatore;

Educatore perché ai bambini vanno insegnate quelle “piccole-grandi” regole sia dentro che fuori dal campo, per esempio il rispetto (verso compagni, avversari, ma anche attrezzi d’allenamento ecc.).

Psicologo perché ogni bambino è in fase evolutiva e ha la sua personalità molto estremizzata, quindi bisogna cercare di capire e coinvolgere nel gruppo tutti i bambini della squadra.

Programmatore: questa parte è fondamentale, non solo per i pulcini ma per tutte le categorie: bisogna saper gestire una squadra per un anno, capire le attività e le esercitazioni da proporre e stilare (con la società) degli obiettivi da raggiungere.

E qui iniziano i “problemi”: come si programma una stagione dei pulcini?

Prima di tutto bisogna valutare all’inizio i bambini, quello che sanno fare, quello in cui sono carenti e le loro personalità. Dopodiché si passa a stabilire il programma annuale atto a migliorare sia le capacità di ogni bambino, sia a migliorare (in certi casi iniziare, in altri sviluppare) il gioco di squadra. Ricordo che dopo il percorso fatto nei pulcini (e quindi una volta arrivati negli esordienti), i bambini devono aver chiaro cosa voglia dire giocare con i compagni: questo è un obiettivo fondamentale per questa categoria.

Un altro obiettivo fondamentale nei pulcini è sviluppare le capacità coordinative; Esse sono di 2 tipi: le capacità coordinative generali e le capacità coordinative specifiche.

Le capacità coordinative generali sono costituite dalla capacità di apprendere un nuovo movimento, dalla capacità di controllare e regolare il movimento e dalla capacità di saper adattare e trasformare i movimenti che si sono appresi in base alle necessità.

Le capacità coordinative specifiche invece si dividono in: differenziazione, ritmo, reazione, equilibrio, orientamento, trasformazione e combinazione dei movimenti.

Il periodo che va dai 7 ai 12 anni circa (quindi periodo dell’attività di base nel calcio, tra cui i pulcini) è identificato come quello delle “fasi sensibili”, cioè è il periodo in cui il bambino è maggiormente predisposto alla strutturazione delle capacità coordinative; Durante il periodo dei pulcini, dunque, gli obiettivi devono essere maggiormente orientati verso le componenti tecnico coordinative e il consolidamento degli schemi motori di base.

Per quanto riguarda gli aspetti tecnico-tattici, gli obiettivi principali in questa fase sono: saper eseguire la conduzione palla con tutte le parti del piede, saper calciare (per tiro e passaggio) la palla, ricevere e controllare la palla, difendere la palla, smarcarsi, marcare un avversario, saper effettuare dribbling e varie finte “di base”, gestire situazioni di superiorità o inferiorità numerica.

Molto importante è che, in questa fase, ogni bambino sia provato in più ruoli. Molti mister commettono l’errore di considerare un bambino già predisposto per un certo ruolo, senza mai schierarlo in altre parti di campo (l’esempio più comune è il portiere, che già nei pulcini si tende a schierarlo sempre e solo in porta senza provarlo in ruoli di movimento). La specificità di un ruolo non avviene mai durante l’attività di base, anzi molti giocatori di calcio cambiano ruolo anche in prima squadra. Per è molto importante che, nei pulcini, ogni bambino si faccia un bagaglio di esperienza in vari ruoli.

E ricordiamoci che 1 bambino su 100.000 arriva in Serie A, e quindi si ha il dovere di insegnare il calcio, ma soprattutto di educare gli altri 99.999.

 

 


Ottobre 26, 2018
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Agli occhi di molti bambini e di alcuni genitori, scuola e calcio  appaiono come due realtà differenti e contrastanti: la tediosità e monotonia della prima contro la dinamicità e il divertimento della seconda. La loro preferenza è scontata. L’attività sportiva porta via tempo allo studio, ma anche lo sport è istruzione, seppur senza libri e quaderni. La nostra società opera nella convinzione che la scuola e lo sport vadano di pari passo nell’educazione dei più piccoli. Per questo, intendiamo collaborare con i genitori affinché l’impegno scolastico non venga meno e la sfrenata passione per il calcio non vada a discapito dello studio.

Ogni stagione, puntualmente, sorgono problemi legati alla condotta e ai voti scolastici e, di primo impulso, privare del calcio il bambino in difficoltà a scuola sembra la soluzione più ovvia dal punto di vista dei genitori. Tuttavia, negare l’attività sportiva non è il modo migliore per affrontare queste situazioni complicate. Nel momento in cui un bambino viene iscritto a scuola calcio, l’allenatore assume un ruolo di educatore nella sua crescita: attraverso i suoi consigli, il bambino può capire come scuola e calcio, due mondi ai suoi occhi completamente diversi, coesistano e debbano essere ben gestiti da lui stesso. Responsabilizziamolo nella gestione del proprio tempo, dei propri doveri e piaceri, incominciando a farlo diventare grande.