Blog - Polisportiva Locubia

novembre 15, 2018
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La preparazione alla partita è sicuramente una fase fondamentale per arrivare con il giusto equilibrio psico-fisico al fischio d’inizio. I quattro maggiori aspetti di una corretta preparazione al match sono:

  • Alimentazione
  • Attivazione fisica
  • Stretching
  • Attivazione mentale

 

Alimentazione:

La performance di un giocatore viene influenzata dal tipo di alimentazione che precede l’incontro. Ecco cinque semplici regole da seguire per una corretta alimentazione pre-gara:

  1. Preferire cibi ricchi di amido come pasta, riso, patate e pane: questi alimenti forniranno infatti il giusto apporto di energia per il corpo.
  2. Limitare i cibi ricchi di proteine, come carne, uova e formaggi vari, e ricchi di grassi, burro, olio e margarina, perché renderebbero la digestione lenta e difficile.
  3. Evitare di assumere cibi ricchi di zuccheri e bevande gassate nelle 24 ore precedenti all’incontro, sono difficili da assimilare per l’organismo e aumentano senza alcun beneficio la sudorazione corporea.
  4. Mangiare almeno 2 ore prima dell’inizio di qualsiasi attività fisica, rendendo così possibile una corretta digestione.
  5. Per una rapida digestione bisogna prestare attenzione all’abbinamento degli alimenti. Non consumare due diversi cibi proteici (carne e formaggio, uova e formaggio), evitare cibi ricchi di grassi complessi e non mangiare frutta a fine pasto.

Ricordate poi che non esiste alcun cibo che consumato prima dell’inizio della partita aiuta la performance sportiva. Esiste solo una corretta e razionale alimentazione, volta a favorire l’attività fisica.

 

Attivazione fisica:

Questa fase ha come scopo l’innalzamento della temperatura corporea e l’attivazione generale di tutto l’organismo. Si possono individuare 3 fasi diverse per il corretto riscaldamento fisico:

  1. “Rompere il fiato” . In questa fase l’obbiettivo primario è quello di creare un debito di ossigeno nell’organismo, bisogna procedere quindi con esercizi anaerobici ad intensità media. La richiesta di ossigeno del nostro organismo dovrà poi essere recuperata nei minuti successivi con una diminuzione dei livelli di carico.
  2. Skip”. In questa fase, cercheremo il ripristino anche parziale del debito di ossigeno attraverso la bassa intensità e l’attivazione muscolare, sia per prevenire gli infortuni sia per dare la giusta elasticità. Andature e mobilità in movimento sono fondamentali per una corretta attivazione muscolare: skip, skip ad una gamba, calciata dietro, calciata laterale, slancio gamba flessa al petto, corsa laterale, rilassamento adduttori sono alcuni degli esercizi più utili. 
  3. “Reattività. In questa fase si eseguiranno esercizi brevi di rapidità con cambi di direzione per dare la giusta carica e reattività alla muscolatura. Scatti di 5 m, scatti da 3 m con cambi di direzione, brevi progressioni palla al piede: ecco alcuni esercizi che possono essere eseguiti in questa fase. 

           

           ESEMPIO RISCALDAMENTO FISICO:

  • corsa ritmo sostenuto con cambi di direzione alternata a mobilità totale 5 minuti
  • mobilità, stretching statico, stretching dinamico totale 8 minuti
  • partita 5 contro 5 a campo ridotto ed esercizi con la palla totale 5 minuti
  • Reattività ed esercizio di rapidità totale 3 minuti

     

Stretching:

Nello stretching statico, si assumono posizioni che sia possibile mantenere senza dolore, raggiungendole in maniera controllata senza sottoporre a stress i muscoli interessati. Raggiunta la posizione, questa va mantenuta per un tempo che va da 10 a 20 secondi, o almeno fino alla corretta distensione della muscolatura. Regole per un corretto stretching:

  • Mantenere un allungamento costante, da 10 a 20 secondi.
  • Durante tutta l’esecuzione del movimento l’atleta deve prestare attenzione ai segnali che invia il corpo e comportarsi di conseguenza.
  • Durante lo stretching non molleggiare, crea piccoli traumi alla muscolatura.
  • Compensare una “posizione” con la sua opposta  (in modo da alternare l’estensione dei muscoli agonisti con quella dei muscoli antagonisti).
  • Seguire sempre una logica nella sequenza degli esercizi di stretching.

E’ inoltre importante non eseguire mai lo stretching “a freddo” ma assicurarsi di eseguire gli esercizi di distensione muscolare solo quando i muscoli coinvolti sono almeno in parte caldi.

 

  • Attivazione mentale:

Probabilmente la fase più importante nel riscaldamento pre-partita. Risulta infatti fondamentale richiamare nella mente dei giocatori quei gesti tipici che dovranno eseguire in partita. Passaggi, lanci, palleggi e tiri in porta sono solo alcuni dei movimenti che permetteranno di risvegliare nell’atleta i corretti gesti tecnici.

La situazione che può richiamare in sé tutti questi movimenti è proprio una partita, togliendo i portieri si può quindi procedere con un “5 contro 5” a campo ridotto. Possiamo inserire limitazioni sui tocchi in modo da ricreare le pressioni e le possibili situazioni che si presenteranno durante il match.


novembre 9, 2018
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Lo sapevi che il gioco del calcio, sport di squadra molto popolare in Italia, è nato però in Inghilterra, con la nascita della Football Association, il 26 ottobre 1863? E lo sapevi che…

1. In Italia, patria del calcio, i calciatori tesserati sono 1 milione e 400 mila (dati Fgci). Molto più che in Islanda, il Paese rivelazione alle scorse Olimpiadi di Rio, dove però i 21.500 giocatori registrati sono circa il 7% della popolazione (330 mila persone). In pratica, uno ogni 15 abitanti!

2. Il boliviano Mauricio Baldivieso è stato il più giovane giocatore nella massima categoria: all’epoca del suo esordio nel Club Aurora di Cochabamba, nel 2009, aveva 12 anni. Il più longevo invece è l’inglese Kevin Pool: nel 2014 ha giocato la sua ultima partita nel ruolo di portiere a 51 anni suonati.

3. La maglia dell’Italia è azzurra (e non tricolore) in omaggio… all’ex Casa reale Savoia. Ma non è l’unico caso. La divisa tedesca, bianca con bordini neri, ha i colori degli Hohenzollern, sovrani di Prussia, e l’arancione dell’Olanda ricorda la Casa d’Orange-Nassau, famiglia reale dei Paesi Bassi.

4. La Fifa attribuisce titolo di miglior marcatore al brasiliano Pelé, autore di 1.281 gol in carriera. Ma non tutti sono d’accordo. Per alcuni il record spetterebbe al connazionale Arthur Friedenreich, con 1.329 reti, mentre altri lo assegnano al giocatore ceco Josef Bican, forte di 1.468 realizzazioni.

5. Nella Colombia dei narcotrafficanti, anche fare il calciatore era un mestiere pericoloso. Nel giugno 1994 Andrés Escobar, difensore dell’Atlético Nacional, fu autore dell’autogol che costò alla sua nazionale l’eliminazione dai Mondiali: rientrato in patria, fu freddato con sei colpi di mitraglietta.

6. A Firenze, il 27 ottobre 1954, la partita Fiorentina-Pistoiese fu disturbata dall’apparizione di misteriosi oggetti volanti sopra la città. Gli occhi di pubblico e giocatori erano rivolti al cielo e l’arbitro, non sapendo che fare, sospese l’incontro. Fu la prima (e unica) partita sospesa… per Ufo!

7. Non c’è niente da fare, quando scappa scappa! Alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, durante Brasile-Ungheria, Ronaldo avrebbe approfittato di un momento di confusione per fare pipì in campo, a gioco fermo, seduto per terra e nascondendosi col pallone. Lo ha confessato lui stesso poco dopo.

9. La partita vinta col maggiore scarto di reti è quella che nel 2002 ha opposto le squadre AS Adema e SO de l’Emyrne, nel campionato del Madagascar. Per protestare contro una decisione arbitrale, i giocatori del SO de l’Emyrne fecero apposta una lunga serie di autogol e l’incontro finì 149 a zero!

10. In gergo calcistico, gli ultimi minuti di una partita, quelli intorno al novantesimo, sono detti “zona Cesarini”. Viene da Renato Cesarini, mezz’ala della Juventus nei primi anni Trenta del secolo scorso, “specializzato” nel segnare quando l’incontro era ormai agli sgoccioli.


novembre 2, 2018
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Allenare i “pulcini” (8-10 anni) non è affatto facile, anzi: è più complicato allenare un gruppo di bambini che un gruppo di adulti!

Anzitutto diciamo cosa deve essere un buon mister in questa categoria: educatore, psicologo, programmatore;

Educatore perché ai bambini vanno insegnate quelle “piccole-grandi” regole sia dentro che fuori dal campo, per esempio il rispetto (verso compagni, avversari, ma anche attrezzi d’allenamento ecc.).

Psicologo perché ogni bambino è in fase evolutiva e ha la sua personalità molto estremizzata, quindi bisogna cercare di capire e coinvolgere nel gruppo tutti i bambini della squadra.

Programmatore: questa parte è fondamentale, non solo per i pulcini ma per tutte le categorie: bisogna saper gestire una squadra per un anno, capire le attività e le esercitazioni da proporre e stilare (con la società) degli obiettivi da raggiungere.

E qui iniziano i “problemi”: come si programma una stagione dei pulcini?

Prima di tutto bisogna valutare all’inizio i bambini, quello che sanno fare, quello in cui sono carenti e le loro personalità. Dopodiché si passa a stabilire il programma annuale atto a migliorare sia le capacità di ogni bambino, sia a migliorare (in certi casi iniziare, in altri sviluppare) il gioco di squadra. Ricordo che dopo il percorso fatto nei pulcini (e quindi una volta arrivati negli esordienti), i bambini devono aver chiaro cosa voglia dire giocare con i compagni: questo è un obiettivo fondamentale per questa categoria.

Un altro obiettivo fondamentale nei pulcini è sviluppare le capacità coordinative; Esse sono di 2 tipi: le capacità coordinative generali e le capacità coordinative specifiche.

Le capacità coordinative generali sono costituite dalla capacità di apprendere un nuovo movimento, dalla capacità di controllare e regolare il movimento e dalla capacità di saper adattare e trasformare i movimenti che si sono appresi in base alle necessità.

Le capacità coordinative specifiche invece si dividono in: differenziazione, ritmo, reazione, equilibrio, orientamento, trasformazione e combinazione dei movimenti.

Il periodo che va dai 7 ai 12 anni circa (quindi periodo dell’attività di base nel calcio, tra cui i pulcini) è identificato come quello delle “fasi sensibili”, cioè è il periodo in cui il bambino è maggiormente predisposto alla strutturazione delle capacità coordinative; Durante il periodo dei pulcini, dunque, gli obiettivi devono essere maggiormente orientati verso le componenti tecnico coordinative e il consolidamento degli schemi motori di base.

Per quanto riguarda gli aspetti tecnico-tattici, gli obiettivi principali in questa fase sono: saper eseguire la conduzione palla con tutte le parti del piede, saper calciare (per tiro e passaggio) la palla, ricevere e controllare la palla, difendere la palla, smarcarsi, marcare un avversario, saper effettuare dribbling e varie finte “di base”, gestire situazioni di superiorità o inferiorità numerica.

Molto importante è che, in questa fase, ogni bambino sia provato in più ruoli. Molti mister commettono l’errore di considerare un bambino già predisposto per un certo ruolo, senza mai schierarlo in altre parti di campo (l’esempio più comune è il portiere, che già nei pulcini si tende a schierarlo sempre e solo in porta senza provarlo in ruoli di movimento). La specificità di un ruolo non avviene mai durante l’attività di base, anzi molti giocatori di calcio cambiano ruolo anche in prima squadra. Per è molto importante che, nei pulcini, ogni bambino si faccia un bagaglio di esperienza in vari ruoli.

E ricordiamoci che 1 bambino su 100.000 arriva in Serie A, e quindi si ha il dovere di insegnare il calcio, ma soprattutto di educare gli altri 99.999.

 

 


ottobre 26, 2018
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Agli occhi di molti bambini e di alcuni genitori, scuola e calcio  appaiono come due realtà differenti e contrastanti: la tediosità e monotonia della prima contro la dinamicità e il divertimento della seconda. La loro preferenza è scontata. L’attività sportiva porta via tempo allo studio, ma anche lo sport è istruzione, seppur senza libri e quaderni. La nostra società opera nella convinzione che la scuola e lo sport vadano di pari passo nell’educazione dei più piccoli. Per questo, intendiamo collaborare con i genitori affinché l’impegno scolastico non venga meno e la sfrenata passione per il calcio non vada a discapito dello studio.

Ogni stagione, puntualmente, sorgono problemi legati alla condotta e ai voti scolastici e, di primo impulso, privare del calcio il bambino in difficoltà a scuola sembra la soluzione più ovvia dal punto di vista dei genitori. Tuttavia, negare l’attività sportiva non è il modo migliore per affrontare queste situazioni complicate. Nel momento in cui un bambino viene iscritto a scuola calcio, l’allenatore assume un ruolo di educatore nella sua crescita: attraverso i suoi consigli, il bambino può capire come scuola e calcio, due mondi ai suoi occhi completamente diversi, coesistano e debbano essere ben gestiti da lui stesso. Responsabilizziamolo nella gestione del proprio tempo, dei propri doveri e piaceri, incominciando a farlo diventare grande.


ottobre 19, 2018
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La scelta della scarpa da calcio per bambino è sicuramente influenzata dalla volontà del bambino, dai suoi desideri, che il più delle volte corrisponde alla scarpa indossata dal campione preferito. Non cedere alle sue volontà è difficile ma c’è bisogno di intermediazione e di considerare alcune caratteristiche pregnanti.

Età del bambino: come influisce nella scelta delle scarpe da calcio

Le scarpe da calcio per bambino coprono un range di circa dieci anni, quindi c’è una grande differenza tra quelle dedicate ai bambini categoria primi calci di 4-5 anni e quelle per gli allievi di 15-16 anni. Il differente approccio utilizzato, oggi, dalle scuole calcio, ovvero far approcciare i bambini con il pallone su campi più piccoli, può far propendere per la scelta di una scarpa da calcetto con tacchetti più bassi. Questo tipo di scarpa dà meno problemi a livello articolare, perfetta per una fase di crescita molto delicata.

Più il bambino diventa grande, più il campo cresce e quindi anche la scarpa da utilizzare è quella da calcio e non più da calcetto. Nelle scarpe da calcio i tacchetti sono più alti ed entra in gioco un’altra variante: il terreno su cui si gioca.

Scarpe da calcio per bambino, quale misura scegliere

Le scarpe da bambino, per le aziende più importanti, partono dal 28 al 38 ½ e la mezza misura parte dal 36. Dal 39 le scarpe da calcio sono considerate da uomo e la variazione fondamentale sta nel prezzo che cresce notevolmente. Per la scelta della misura è consigliabile prendere un numero leggermente più grande (non molto più grande) esclusivamente per un fattore di crescita del piede.

In questo periodo della vita la crescita è molto più veloce, quindi il bambino ha bisogno di un continuo ricambio di scarpe da calcio.

I migliori marchi delle scarpe da calcio per bambino

In Italia i migliori marchi per le scarpe da calcio per bambino sono Adidas e Nike, che in Europa sono affiancati da Puma, New Balance, Mizuno e Under Armour. Nel mercato italiano si stanno ripresentando anche prodotti artigianali a marchio Cinque Stelle e Pantafola d’oro.

Le scarpe calcio per bambino Adidas e Nike sono tra le più popolari perché capaci di dare sicurezza e stabilità. Ecco alcuni modelli particolarmente apprezzati:

Scarpette da calcio Adidas X: pratiche e sicure anche sul bagnato. Comoda la chiusura senza lacci. Il materiale sintetico con il quale sono state realizzate è stato progettato per resistere ad urti e abrasioni.  Perfette su tutte le superfici compatte hanno una tomaia morbida e struttura rinforzata sull’arco plantare.

Scarpette da calcio Nike Magista OIA: hanno la suola in gomma e la chiusura stringata. Molto confortevole questa scarpetta da calcio offre grande stabilità (anche sul bagnato). Adatta a tutti i tipi di terreno è molto confortevole al piede.


ottobre 12, 2018
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L’estate ormai è archiviata e ha fatto spazio a una nuova stagione. Certamente, c’è un po’ di malinconia, ma non dobbiamo far sì che queste sensazioni ci portino a smettere di allenarci in quanto, come ben sappiamo, l’attività fisica e anche il più semplice movimento possono farci bene, soprattutto se si tratta di abitudini che fanno parte della nostra routine settimanale.

Inoltre, questi mesi autunnali si riveleranno l’ideale per fare il nostro allenamento all’aria aperta: temperature più gradevoli a quasi ogni ora del giorno ci consentono di metterci in movimento quando e dove vogliamo! Non avremo certo bisogno di allenamenti intensi e caratterizzati dalla preoccupazione e dalla frenesia per la prova costume, ma avremo tempo per non abbassare la guardia e mantenerci in forma persino in questa stagione autunnale.

Perciò, tutto è possibile e ci sono già tanti buoni presupposti per darsi da fare divertendosi, ma nonostante questo vogliamo darvi alcuni consigli che vi aiuteranno a capire come allenarvi al meglio durante l’autunno. Pronti per partire?

Dopo l’estate, tutto cambia. Ma ecco i tanti vantaggi per chi ama l’attività fisica…

Innanzitutto, non dimenticate che un allenamento all’aria aperta fa bene e, con il background autunnale, si rivela decisamente ancor più rigenerante, sia per il corpo che per lo spirito. I colori, quella brezza e quei giochi di luce del mattino e al tramonto, in questi mesi hanno un aspetto diverso, regalano relax e ci aiutano ad allenarci con uno stimolo differente e con più spensieratezza.

Perciò, non fatevi assolutamente intimidire dai cambiamenti climatici stagionali, ma utilizzateli per cambiare le vostre abitudini e migliorare il vostro stile di vita. Naturalmente, questi discorsi sono rivolti principalmente alle persone un po’ più pigre, che non si allenano da un po’ di tempo (le vacanze sono oramai finite, ma è difficile ritornare in pista) e non per chi consegue un allenamento costante. Ad ogni modo, allenarsi in autunno è per tutti la scelta ideale: il clima renderà tutto più semplice.

In più, ricordatevi che un allenamento costante innalza le difese immunitarie, che vi permetteranno di affrontare i mesi più freddi nel pieno delle vostre energie. Quindi, i vantaggi non mancano, ma quali sono i suggerimenti da seguire? Certamente, ci sono alcune cose al quale dovrete prestare una maggiore attenzione e alcuni accorgimenti da considerare. Di cosa si tratta?

Il vademecum da non sottovalutare: allenarsi in autunno fa bene, ma va fatto nel modo giusto!

In primo luogo, dovete stare attenti a non strafare. Ok, è ovvio che l’atmosfera, la temperatura e tutte le caratteristiche della stagione ci portano a muoverci di più, tuttavia, il “troppo stroppia sempre”! L’eccesso in ogni sua forma non è mai un bene. Infatti, quando si tratta di attività fisica, gli allenamenti vanno sempre gestiti in maniera costante e diminuendone l’intensità quando necessario, onde evitare lo stress fisico e il conseguente abbassamento delle proprie difese immunitarie.

Fare sport non significa solo muoversi, ma anche divertirsi e noi lo sappiamo bene! Ecco perché vi consigliamo uno sport di squadra che vi permetta di essere motivati di volta in volta, come i classici calcio, pallavolo e basket, oppure un allenamento in compagnia, sempre senza esagerare.

Le classiche attività aerobiche, utili per bruciare i lipidi in eccesso e per velocizzare il metabolismo, rimangono sempre al top anche quando si tratta di allenarsi in autunno. Queste attività tendono inoltre a tonificare di più la massa muscolare.

In generale, anche se inizia “il fresco”, ricordate che non è ancora il momento di mandare in letargo le sessioni di allenamento outdoor. Non a caso, continuiamo ad organizzarle anche noi! Più avanti, se avrete voglia e la possibilità di cimentarvi nello sci, che vi aiuta ad aumentare la capacità polmonare e la massa muscolare, potrete ancora approfittare dell’aria aperta!

Attenzione però alle condizioni climatiche. Evitate pioggia o vento forte se non siete abituati o molto allenati, perché questo, naturalmente, potrebbe nuocere alla vostra salute. L’abbigliamento a “cipolla”, tramandato di generazione in generazione, è sempre la migliore soluzione: vestirsi a strati ci permette di tenere sotto controllo la temperatura corporea, di non avere caldo e di non avere freddo durante l’allenamento.

Per allenarsi in autunno e farlo bene, non dimenticate di isolare la vostra sudorazione con i classici impermeabili sportivi o appositi capi d’abbigliamento, utili per evitare il raffreddamento corporeo che può indurre a diverse problematiche. Qualora facciate allenamenti al chiuso (come in palestra o in piscina) ponete invece attenzione agli sbalzi di temperatura tra i vari ambienti. In generale, non dimenticate di mangiare correttamente, prima e dopo gli allenamenti, ma di questo ne parleremo prossimamente!

 

 


ottobre 5, 2018
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Periodo complicato e meraviglioso, quello dell’adolescenza: si cresce, si cambia, ci si sente e ci si vuole sentire diversi. L’attività fisica fa spesso la differenza nell’accrescimento dell’autostima e nella formazione di una personalità forte e indipendente.

Negli adolescenti ossa e muscoli sono in piena crescita e così anche le capacità intellettive. Lo sport garantisce un armonico sviluppo di tutto l’individuo. Non bisogna sicuramente esagerare con l’attività fisica, perché né la sedentarietà né l’eccesso di sport sono positivi e possono causare traumi e scompensi.

Sono ottimi gli sport di squadra, che favoriscono l’interazione e il confronto con gli altri e in genere prevedono momenti di allenamento alla forza e momenti di attività aerobica. Ad esempio pallavolo, basket, calcio.
Fare sport di squadra aiuta a prendersi cura della propria mente, aiuta a relazionarsi con gli altri condividendo le esperienze e imparando a vincere e a perdere. Il nuoto è perfetto per sviluppare una muscolatura forte e armoniosa.
Molto indicate anche le arti marziali, impegnative a livello fisico e psichico: richiedono infatti un insieme di resistenza, potenza, abilità e tattica. Ma non solo: il raggiungimento degli obiettivi a lungo termine e il rispetto per il team con cui ci si allena sono valori che rimangono anche nella vita.

Qualsiasi sport si scelga di praticare, ciò che conta è realizzare un allenamento completo, che non punti cioè a sviluppare solo una parte della muscolatura, creando poi squilibri di crescita. Grazie alla pratica costante dell’attività fisica il corpo diventa elastico e resistente alla fatica. Praticare sport aiuta inoltre a scaricare in modo positivo stress ed energie, favorendo un miglioramento dell’umore, il rilassamento mentale, e un più equilibrato approccio al mondo e al rapporto con adulti e coetanei.


settembre 28, 2018
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Uno studio pubblicato su Brain & Cognition e condotto dall’Università dell’Illinois ha indagato i rapporti tra lo sport e la risposta mentale e si è scoperto che fare sport fa bene non solo al fisico, ma anche alla mente.

I migliori risultati dei bambini sportivi si riflettono in migliori abilità linguistiche, significative soprattutto nella lettura, nel riconoscimento delle parole e nella grammatica.

Nei bambini sportivi l’attività delle onde cerebrali sembra essere più forte, fattore che risulterebbe in una velocità maggiore di risposta e di elaborazione delle informazioni

Anche se lo studio condotto non può affermare con certezza che le migliori condizioni fisiche dei bambini sportivi influenzino realmente le modifiche nell’attività elettrica del cervello, di certo c’è che si è trovato un potenziale meccanismo grazie al quale lo stato fisico ottimale si combinerebbe con le migliori performance cognitive nei diversi test condotti sui bambini.

I bambini hanno una necessità innata di muoversi e l’esercizio fisico regolare
(almeno un’ora di attività al giorno) li aiuta:

  • a sentire meno lo stress imposto dagli impegni scolastici
  • a sentirsi meglio con gli altri
  • a rafforzare l’autostima
  • a rimanere in forma
  • dormire meglio
  • a costruire un corpo più sano, più a lungo, con ossa e muscoli forti

Lo sviluppo armonico del corpo è uno dei principali benefici dello sport nei bambini, perché li aiuta a cresce con più autostima e a rimanere sani a lungo.

Lo sport, grazie alla componente ludica, a quella di competizione e di apprendimento, migliora l’elasticità mentale, la sicurezza, la capacità di adattamento e la velocità nei movimenti e nei cambiamenti.

Impegno, fatica, concentrazione, relazioni con gli altri: sono tutti benefici enormi per i bambini, soprattutto negli sport di squadra.Perciò, è indubbio che fare sport sia positivo e se questo li aiuta anche nell’apprendimento sarà una motivazione positiva in più da aggiungere alla lista!


settembre 21, 2018
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Ad ogni domanda una risposta! Abbiamo raccolto le domande più frequenti che i genitori dei nostri piccoli atleti pongono al momento dell’iscrizione, provando a rispondere in maniera completa ed esaustiva: ecco i risultati.

Che cos’è il calcio per i bambini?
Il calcio è uno sport di socializzazione che permette al bambino di vivere bel gruppo e gli permette uno sviluppo fisico importante per il suo futuro.

A che età è possibile iniziare?
I bambini vengono accettati dai 6 anni, la cosiddetta scuola calcio. Dopo si passa alle categorie pre-agonistiche pulcini, esordienti, giovanissimi fino alle squadre superiori.

In cosa consiste l’attività?
Non si parla di competitività. Per noi è importante che i bambini socializzino.

Con quale frequenza avvengono gli allenamenti?
Per i bambini dai 6-8 anni, l’allenamento è di 3 volte la settimana per circa un’ora e 15 minuti e si tratta di un’attività per lo più ludica. Per i più grandi l’allenamento è di due volte la settimana per un’ora e mezza. Gli esercizi sono sia tecnici sia di attività personale. Inoltre c’è la partita una volta la settimana.

Quale attrezzatura è richiesta?
La quota sociale comprende un kit per allenamenti e partite. Da comprare ci sono le scarpe.

Quali documenti bisogna presentare per iscriversi?
All’atto dell’iscrizione deve essere presentato il certificato di sana costituzione, rilasciato dal pediatra.

 

Il parere del medico sportivo

Quali capacità fisiche si sviluppano con il calcio?
Il calcio è uno sport che per le sue caratteristiche di gioco conduce sia a uno sviluppo sia delle capacità aerobiche, cioè della resistenza, sia della velocità. In quanto è uno sport di squadra favorisce la socializzazione.

Vi sono controindicazioni?
Se il bambino è sano non vi sono controindicazioni. Essendo però uno sport di contatto con  cadute e contrasti esiste la possibilità di contusioni e più raramente di fratture o distorsioni. L’incidenza dipende da diversi fattori tra cui le caratteristiche del terreno di gioco o la giusta preparazione.

A che età è possibile iniziare l’attività agonistica?
La federazione italiana calcio permette di organizzare tornei già dagli otto anni nella categoria pulcini tuttavia secondo la normativa in vigore l’agonismo inizia dopo i 12 anni. Importante è evitare sempre fanatismi ed emulazioni.


settembre 14, 2018
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Cercate uno sport che piaccia a vostro figlio? Sicuramente avrete pensato al calcio fra le prime opzioni. Esso occupa gran parte della cultura moderna del nostro Paese ed è uno dei passatempi preferiti da seguire e da praticare degli italiani. Perché iscrivere un bambino alla Scuola Calcio? Ecco cinque buoni motivi.

 

DIVERTIMENTO

Prima di tutto si deve far sì che il bambino si diverta, e si appassioni a questo sport. Alla Scuola Calcio il piacere è assicurato! L’attività continua, la competitività e lo spirito di squadra costituiscono elementi fondamentali per il divertimento di vostro figlio. Il genuino piacere che si prova nel calciare il pallone sarà un interesse unico e speciale per il bambino.

 

SALUTE

Il moto svolto durante il gioco del calcio renderà vostro figlio allenato ed in buona salute. Praticare un’attività fisica con impegno e costanza aiuterà il bambino a prendere la sana abitudine al movimento. Questo eviterà la sedentarietà, prevenendo problemi di sovrappeso, obesità e persino cardiaci. Inoltre, il calcio ha grandi vantaggi anche per il potenziamento muscolare: migliora la capacita cardiaca e polmonare, aumenta resistenza e riflessi, nonché fortifica gli arti inferiori.

 

SOCIALIZZAZIONE

Essendo uno sport di squadra, il calcio favorisce l’interazione fra i bambini, che, trovandosi in un ambiente solare e positivo, saranno stimolati a dare del proprio meglio. Impareranno a condividere momenti tristi e felici con i propri compagni di squadra, creando forti rapporti di amicizia e complicità che nella maggior parte dei casi durano per anni.

 

EDUCAZIONE

Uno sport con regole così semplici sarà altrettanto semplice da comprendere per il piccolo. La serietà, il rispetto delle regole, la presenza agli allenamenti, l’attaccamento alla società ed il lavoro sul campo sono i valori che vengono promossi verso i ragazzi che giocano a calcio. Con il bagaglio di conoscenze che avranno acquisito nella Scuola Calcio, i bambini continueranno a dimostrare la propria educazione anche al di fuori di essa.

 

DISCIPLINA

La disciplina che i vostri figli apprenderanno sul campo li aiuterà successivamente nella loro vita. Ovviamente niente che possa segnarli in modo negativo; impareranno a comportarsi in maniera adeguata con tutti, guadagnando il rispetto dei propri compagni ed allenatori. Con l’aspettativa di giocare il più possibile con il pallone insieme agli amici, il bambino imparerà cos’è la disciplina divertendosi.

Anche quest’anno, le attività della Polisportiva Locubia sono al via durante il mese di Settembre! Per tutti i bambini nati tra il 2004 e il 2014, l’appuntamento è al campo “24 Maggio 1999” in Via Quintino di Vona, a Sant’Eustachio, per vivere insieme una nuova stagione all’insegna del divertimento, dello sport e delle emozioni che solo il calcio sa regalare!