redazione, Autore presso Polisportiva Locubia - Pagina 8 di 9

Maggio 4, 2018
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Quando si pratica uno sport intensamente, l’allenamento e l’alimentazione sono due elementi di pari importanza, ma è necessario considerare un terzo fondamentale fattore: il riposo, inteso come recupero dell’organismo.

Il recupero è il tempo necessario a riparare i danni muscolari provocati da una pratica sportiva intensa e ristabilire le condizioni ottimali per affrontare nuovi carichi di lavoro.

I tempi di recupero variano da sportivo a sportivo in funzione dell’età, della corporatura e del livello di allenamento ma, in tutti i casi, è importante prevedere una serie di azioni da attuare dopo lo sforzo fisico con la giusta tempistica e, ovviamente, senza creare un ulteriore affaticamento. Per recuperare correttamente da uno sforzo fisico, tutto ciò che occorre è:

  • Stretching
  • Molta acqua
  • Alimenti ricchi di carboidrati
  • Cuscino

 

Mai senza stretching!

Innanzitutto, nella routine di un qualsiasi sportivo, deve entrare a far parte uno stretching effettuato immediatamente dopo l’allenamento. Questi movimenti sono finalizzati a distendere, ma senza forzare, i comparti muscolari più coinvolti nell’attività fisica: i muscoli delle gambe, le braccia, i dorsali e le cervicali. Eseguendo dopo ogni allenamento una sessione di stretching della durata di 10/15 minuti, si può sfuggire alle tensioni e al conseguente dolore provocato dai microtraumi post-allenamento. Inoltre, lo stretching facilita il drenaggio delle tossine (acido lattico) che tendono ad accumularsi nelle fibre muscolari in contrazione, riducendo la sensazione di rigidità muscolare che si prova dopo un allenamento intenso.

 

Bere, bere, bere!

Dopo uno sforzo fisico, il primo passo per un recupero ottimale è reintegrare i liquidi persi con la sudorazione. Recuperare i liquidi persi è fondamentale per ripristinare nel corpo l’equilibrio idrico che permette il passaggio dalla fase catabolica – il processo metabolico che partendo dalle sostanze ingerite produce l’energia necessaria per l’esercizio fisico – a quella anabolica che, agendo in modo esattamente opposto, è responsabile dell’approvvigionamento dell’energia e della formazione di tutti i tessuti del corpo. Il consiglio è di bere parecchia acqua, evitando possibilmente quella gassata e ricorrendo talvolta a bevande ricche di sali minerali, come i più conosciuti integratori in commercio.

 

Il recupero a tavola

Per un recupero ottimale, oltre a ciò che si beve, è importante anche ciò che si mangia! Precisamente, dopo ogni sessione di allenamento o al termine di una partita, è utile assumere carboidrati e zuccheri allo scopo di riportare ad una quota ottimale i livelli di glicogeno, la “benzina” di cui si nutrono i muscoli del corpo umano. Di conseguenza, successivamente ad uno sforzo fisico intenso, a tavola non possono mancare pasta, riso, cereali, pane, miele e marmellata. Ovviamente, non bisognerà esagerare perché, quando vengono assunti abitualmente troppi carboidrati, si corre il rischio di ritrovarsi in sovrappeso e ciò diventerebbe un ostacolo per un corretto recupero.

 

Un alleato in più: il cuscino

Un altro espediente che si può adottare per accelerare il recupero da sforzo fisico è quello di dormire con le gambe “in scarico”, ovvero in posizione elevata rispetto al cuore. Può farlo chiunque e non servono degli attrezzi speciali, basta mettere un cuscino sotto ai piedi! Questa posizione permette al sangue di circolare meglio e non farà svegliare al mattino con la sensazione degli arti inferiori rigidi, tipica del giorno successivo ad uno sforzo fisico.

 

L’importante è non avere fretta!

Le particolari “tecniche” appena illustrate sono indicazioni di massima che devono essere adattate alle singole caratteristiche ed esigenze. Dovranno essere calibrate in funzione del grado di preparazione psicofisica raggiunta, dell’età, del peso, della quantità e qualità del sonno, del tipo di alimentazione, della specificità dello stress derivante dall’attività fisica eseguita. In pratica, occorre personalizzare il recupero, come abitualmente si fa con l’allenamento, assecondando i ritmi del corpo ed evitando gli eccessi. Infine, è utile ricordare che è possibile implementare le proprie capacità di recupero: più frequentemente ci si allenerà prestando ogni volta le necessarie attenzioni, minori saranno i tempi affinché il corpo torni pronto a muoversi!

 


Aprile 28, 2018
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Nello calcio giovanile, i genitori svolgono un ruolo fondamentale nell’educare e nello stimolare i propri figli verso una sana pratica sportiva.

L’esperienza acquisita negli anni ci suggerisce di indicare a mamme e papà quali siano gli atteggiamenti da evitare e quelli da assumere durante le partite dei propri figli, il tutto nell’interesse dei giovani atleti, del loro divertimento e della loro crescita personale.

Ecco il nostro “Decalogo per genitori a bordo campo”:

  1. Invitate i ragazzi a rispettare e condividere sempre le scelte della società e dell’allenatore. In caso di dubbio potrete sempre chiedere chiarimenti ai membri dello staff societario. E ricordate: la panchina di vostro figlio non è mai una sconfitta ma un punto di partenza!
  2. Sostenete con calore i ragazzi durante le partite ma non tenete mai comportamenti scorretti e non utilizzate un linguaggio scurrile, qualunque sia il risultato della partita: a nessuno piace perdere, ma dobbiamo imparare ad accettare le sconfitte serenamente facendo i complimenti a chi ci ha battuto.
  3. Formate, nei vostri ragazzi, stili di vita positivi per la salute e che aiutano l’attività sportiva, curando ad esempio il riposo e l’alimentazione.
  4. Responsabilizzate i ragazzi facendo in modo che il calcio rappresenti per loro un modo per raggiungere una certa indipendenza. Evitate di preparare e portare la borsa con l’attrezzatura, non entrate nello spogliatoio o in campo: invadereste lo spazio dei vostri figli, violandone il significato. Raggiungete la zona riservata al pubblico e fate sentire da lì il vostro incoraggiamento.
  5. Trasmettete ai vostri ragazzi il valore dell’impegno: la costanza, il sacrificio ed il duro lavoro, in allenamento come in partita, premiano sempre ed equivalgono già ad una vittoria.
  6. Non sostituitevi al Tecnico.Un solo allenatore può bastare, non ne occorre un secondo: rischiate di dare suggerimenti che vanno contro le indicazioni impartite dai membri dello staff societario, riducendone l’autorevolezza e limitando il rendimento di vostro figlio.
  7. Riconoscete l’importanza dell’arbitro, anche e soprattutto quando sbaglia, ed educate i vostri ragazzi a rispettare le regole del gioco, dentro e fuori dal campo.
  8. Nel caso in cui vi accorgeste che all’interno del gruppo vi sono ragazzi che mostrano segnali di disagio di qualsiasi tipo, non esitate a segnalare la cosa ai membri dello staff: molto spesso queste situazioni spiacevoli nascono da piccole incomprensioni che, se affrontate per tempo, si risolvono in maniera positiva!
  9. Condannate sempre, e non cercate mai di giustificare, comportamenti violenti, risse anche “solo” verbali ed altri comportamenti contrari alle regole del fair-play. Al contrario, applaudite sempre il bel gioco di tutti anche quello degli avversari.
  10. Supportate nelle varie attività i membri dello staff societario impegnandovi attivamente, per quanto possibile, nell’organizzazione di trasferte, feste e tutte quelle attività ricreative che fanno da contorno allo svolgimento della stagione calcistica. La presenza di un gruppo di genitori affiatato che supporti la squadra porterà sicuramente dei benefici anche ai ragazzi in campo.

 

L’allenatore allena, l’arbitro arbitra, i genitori si divertono! In fondo, il vostro compito principale è quello di sostenere la squadra e vostro figlio, incitarlo a migliorarsi e tifare per lui. Quindi rilassatevi e godetevi la partita!


Marzo 29, 2018
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Il riscaldamento, in lingua inglese warm-up, è una pratica eseguita prima della prestazione fisica-sportiva per consentire al corpo di riuscire ad affrontare il vero e proprio allenamento nelle migliori condizioni possibili, preparandolo, migliorando la prestazione fisica e riducendo il rischio di infortuni.”

Settimana dopo settimana, vogliamo far entrare voi lettori sempre di più nel nostro mondo, parlandovi di argomenti di pratica quotidiana, con l’obiettivo di avvicinarvi a noi e destare curiosità e interesse in quella che è, in primis la nostra passione e poi il nostro lavoro.

In apertura vi abbiamo introdotto l’argomento di oggi: il riscaldamento.

In qualsiasi programma di allenamento che si rispetti, prima di iniziare un’attività fisica di intensità sia elevata che moderata, deve essere svolto un adeguato riscaldamento.

Al termine di ogni seduta di allenamento, invece, è opportuno far seguire un periodo di defaticamento, praticando dello stretching.

Che sia calcio a cinque, o a undici, per essere efficienti in campo, ma anche per evitare brutti strappi muscolari, è necessario fare un buon riscaldamento prima di praticare attività fisica, infatti oltre a preparare adeguatamente il fisico alla sessione di allenamento, il riscaldamento è utile anche per ridurre il rischio di infortuni.

Secondo Powers e Howley (1994), gli effetti positivi della fase di riscaldamento sono distinti in tre categorie ben distinte:

  • gli effetti fisiologici: consistono in “un incremento della funzionalità enzimatica, con aumento di velocità delle reazioni, che si producono grazie all’aumento della temperatura corporea”; ciò agevola il metabolismo, e ritarda l’insorgenza dell’affaticamento; aumenta la lubrificazione delle articolazioni e di conseguenza della loro mobilità e stabilità, infine prepara il sistema nervoso centrale, in particolare aumentando l’efficienza degli impulsi nervosi;
  • gli effetti psicologici: si riferiscono all’aumento dell’attivazione nervosa e della predisposizione allo sforzo al punto di creare il giusto atteggiamento mentale per l’esecuzione degli esercizi con l’obiettivo del miglioramento della prestazione fisica;
  • gli effetti legati alla sicurezza infine, rappresentano il miglior metodo per prevenire eventuali traumi alle strutture osteoarticolari e muscolotendinee, o quantomeno per ridurne il rischio ai minimi termini.

La durata del riscaldamento non dovrebbe essere inferiore ai 10-15 minuti. 

Il riscaldamento consente inoltre al cuore di adattare ed incrementare la sua frequenza cardiaca in maniera graduale, sino a raggiungere quello che sar il ritmo cardiaco in allenamento. Allo stesso modo, conclusa la parte centrale dell’allenamento, prima di iniziare lo stretching, sarà opportuno eseguire esercizi a bassa intensità, finalizzati a riportare la frequenza cardiaca al suo ritmo fisiologico in maniera altrettanto graduale.

Ultima raccomandazione: mai iniziare un’attività fisica senza aver praticato un minimo di riscaldamento!


Marzo 22, 2018
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Un bambino che gioca a calcio possiede competenze speciali.

La competenza di gioco dei bambini influenza altri livelli di sviluppo infatti quelli che giocano tanto e intensamente si distinguono soprattutto nei seguenti ambiti:

  1. Ambito sociale: Maggiore accettazione delle regole, consapevolezza delle regole, controllo autonomo delle regole, rispetto, consapevolezza della cooperazione.
  2. Ambito emotivo: Riconoscimento ed esperienza dei sentimenti, rielaborazione delle delusioni, disposizione alla compassione e alla tolleranza.
  3.  Ambito cognitivo: Acquisizione di semplici comportamenti tattici (fare finte, smarcarsi, marcare, ecc.), percezioni migliori.
  4.  Ambito motorio: Movimenti più fluidi, sviluppo delle capacità motorie fini, migliore capacità di reazione e di equilibrio.

Lo sviluppo della competenza di sé ha un’importanza decisiva affinché possa manifestarsi il talento individuale del bambino.

Competenza di sé significa agire motivati e saper partecipare attivamente alla realizzazione di qualcosa in contesti variabili. Sulla base della fiducia i bambini imparano a percepire i propri stati interiori (percezione di sé), a esprimerli (espressione di sé) e a regolarli (regolazione di sé).

 

Da questo i bambini sviluppano la propria immagine di sé: chi sono? Cosa sono capace fare? Cosa so?

I bambini hanno bisogno di altri bambini per crescere in una comunità sociale ed essere così in grado di assumere responsabilità e ruoli.

La nostra società si impegna giorno per giorno con i nostri ragazzi affinchè la formazione a livello calcistico spazi anche all’interno della vita di ognuno di loro.

Ci mettiamo tutta la professionalità e l’esperienza che ci contraddistingue e ringraziamo chi sceglie di affidarci i propri gioiellini puntando a farli diventare dei veri e propri uomini.


Marzo 15, 2018
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Uno sport che miscela velocità, tecnica, tattica, resistenza atletica e gioco di squadra porta questo nome: IL CALCIO.

La Polisportiva Locubia lo pratica con tanta passione e cerca di trasmettere ai suoi giovani atleti tutto il bello e il meglio che c’è, perché crescere praticando attività sportiva è la miglior cosa che un genitore possa scegliere per il proprio figlio.

Negli articoli precedenti abbiamo spaziato su vari argomenti: dalla prima volta allo stadio, agli allenatori, fino all’alimentazione.
Oggi vorremmo approfondire insieme a voi quali sono le diverse caratteristiche dei diversi ruoli in squadra.

Essendoci 11 giocatori, ognuno di loro ha un ruolo diverso e quindi ha propensioni diverse a livello mentale e caratteriale.

Per tutti sono fondamentali alcune cose come:

  • Mantenere al lucidità per 90′
  • Gestire il rapporto con l’arbitro
  • Gestire il rapporto tra compagni
  • Gestire il rapporto con gli avversari

Vediamo invece quali sono le peculiarità di ogni ruolo:

Portiere:

  • Eccellenti livelli di concentrazione
  • Ottima gestione delle emozioni e della tensione gara
  • Lucidità e prontezza.
  • Grande capacità di essere totalmente presente.
  • Sono il faro della difesa e devono essere sicuri e trasmettere sicurezza.
  • Forte leadership.

Difensore:

  • Eccellenti livelli di concentrazione
  • Sicurezza e prontezza negli interventi
  • Sicurezza e serenità nei disimpegni

Centrocampista:

  • Ottima gestione degli spazi.
  • Fondamentali sono intensità e lucidità.
  • Forte leadership
  • Capacità di distruggere il gioco avversario e ripartire costruendo la propria azione offensiva.
  • Gestione emozionale dei falli (fatti e subiti)

Attaccante:

  • Fame di gol.
  • Grande convinzione nei propri mezzi e lucidità sotto porta.
  • Forza mentale e capacità di realizzare anche se si ha a disposizione una sola occasione buona.
  • Grande capacità di gestire i falli subiti

 

I nostri allenatori strutturano allenamenti specifici per il ruolo che ogni atleta ricopre per raggiungere l’equilibrio tra preparazione atletica e mentale, la tecnica e la tattica.

Gestiscono la tensione pre-gara e post-gara e sanno che le difficoltà di un portiere sono diverse da quelle dell’attaccante per questo allenano tecnicamente e mentalmente in maniera differente.

Vi aspettiamo presso il nostro campo in Via Quintino di Vona, 84133 Salerno (SA) per apprezzare il modo in cui lavoriamo e vedere i vostri figli felici nell’attività che praticano.


Marzo 9, 2018
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Siamo fatti di acqua! Possiamo non mangiare per settimane ma se non beviamo siamo nei guai!

Pensate che l’acqua rappresenta il 70-75% del peso corporeo nei bambini.

In un precedente articolo vi abbiamo parlato di quanto una corretta alimentazione sia importante per loro(http://www.polisportivalocubia.it/2018/02/15/sport-e-alimentazione-qualche-utile-consiglio) , soprattutto in contemporanea con la pratica di un’attività sportiva, oggi invece vi parliamo di quanto è importante bere acqua.

La perdita di liquidi nei bambini è maggiore rispetto agli adulti in virtù dei loro più veloci turnover.

Idem per lo sportivo, che per la grande quantità di sudore prodotta durante l’attività sportiva perde moltissimi liquidi.

Pensiamo allora a un bambino sportivo e come il consumo di acqua sia un fattore chiave.

Le perdite idriche se non adeguatamente compensate determinano ipoidratazione, cioè riduzione di acqua in tutti i compartimenti dell’organismo in particolar modo di quello circolatorio.

Nel corso di un’intensa attività fisica e di una pratica sportiva regolare, la quota di acqua che viene persa può raggiungere valori rilevanti e compromettere tanto il risultato sportivo quanto lo stato di salute dell’atleta.

Durante l’allenamento è bene bere ad intervalli regolari, senza aspettare lo stimolo della sete, e il reintegro di 1/4 di litro di acqua ogni 15 minuti può essere considerato ottimale.

Dopo l’allenamento risulta importante assumere liquidi per evitare l’ipoidratazione e per permettere il recupero e per ristabilire una situazione di equilibrio interno all’organismo per evitare spiacevoli conseguenze come disidratazione e colpi di calore. Bere serve anche ad aumentare il tono muscolare, infatti con la giusta quantità di acqua i muscoli saranno più energici e saranno meno soggetti a crampi e affaticamento.

Acqua naturale o gassata? Assolutamente naturale e da assumere a temperatura ambiente, per evitare che lo stomaco risenta dello sbalzo termico.

 

Consigliamo di non iniziare un allenamento già disidratati perché potrebbe comportare diverse limitazioni, quindi raccomandiamo di bere già prima di iniziare l’attività sportiva.

 

Se è vero infatti che l’attività fisica ha un’influenza positiva sul benessere generale dell’organismo, è anche vero che praticarla in assoluta sicurezza è fondamentale.


Marzo 1, 2018
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La timidezza spesso appartiene solo a una fase passeggera della crescita dei bambini e scompare via via con l’adolescenza.

A volte però può non essere superata e manifestarsi in modo esagerato tanto da compromettere la vita sociale del bambino.

In questo caso è necessario l’intervento da parte dei genitori proprio per aiutare il bambino a superarla e non considerarla solo per i suoi lati negativi, ma captare quelli positivi: le persone timide hanno infatti qualità notevoli come una grande sensibilità, una spiccata tendenza all’introspezione, sono molto intuitive e intelligenti.
Se infatti si ha una percezione troppo negativa della sua timidezza, il bambino lo capirà e penserà di avere qualcosa di sbagliato; questo lo farà crescere debole e insicuro e non lo aiuterà affatto ad uscire dall’introversione.

Se, al contrario, il bambino sente che la sua timidezza è accolta e capita, si sentirà più sicuro e sereno, avrà meno paura del giudizio altrui e riuscirà quindi a superarla più facilmente.

Non criticare il bambino, non prenderlo in giro, né metterlo in imbarazzo sottolineando quando è timido, soprattutto in presenza di altre persone e non fare paragoni con altri coetanei perché causerebbe solo una maggiore chiusura.

Il bambino troppo timido ha bisogno di essere aiutato, ma in un modo graduale e senza costrizioni.

Molto utile per superare la timidezza può essere un’attività sportiva e come consigliano gli esperti, il calcio è sicuramente la prima tra tutte. Il gioco di squadra infatti fa in modo che il bambino sperimenti il piacere di collaborare con gli altri per raggiungere un obiettivo comune e impari a gestire le relazioni con i coetanei. Un’attività sportiva divertente e interessante che stimola la sua curiosità e il suo entusiasmo.

Parlatene con i vostri bambini e soddisfate i loro desideri di attività fisica, devono vivere l’esperienza come svago e divertimento e non come un’imposizione.

È alquanto sbagliato e dannoso infatti, spingere il bambino, forzandolo, a fare ciò che non si sente di fare. Ogni bambino ha i propri tempi e se la timidezza ancora non gli permette di fare certe cose, non andate in allarme, ma dategli il tempo di crescere e di fare le cose secondo i suoi tempi. Limitatevi ad incoraggiarlo a fare qualche attività che gli interessino sul serio.

Dietro la timidezza c’è sempre la paura del giudizio altrui. Il bambino timido ha poca fiducia nelle proprie capacità: per questo ha così tanto timore di esporsi. Valorizzare le sue qualità per aumentare l’autostima è davvero importante e il calcio è davvero uno sport che può intervenire proprio su questo e far sì che il bambino superi quella fase delicata di insicurezza a timidezza: aiuta a relazionarsi, a confrontarsi, a competere e socializzare con i propri coetanei e i risultati, seppur graduali, arriveranno.

In questa partita, Calcio vs Timidezza, grazie all’aiuto dei genitori e degli allenatori che spronano, motivano e fanno il possibile per far uscire dal guscio i bambini che ne hanno più bisogno, sicuramente la spunterà la forza del calcio!


Febbraio 22, 2018
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Abbiamo già parlato di quanto sia importante il ruolo dell’allenatore per i piccoli atleti e oggi andiamo ad analizzare più a fondo quali sono le qualità caratterizzanti di un allenatore perfetto.

Partiamo dalla PASSIONE, perché senza di essa e senza l’amore per il pallone non si potrebbe mai arrivare da nessuna parte. Sacrifici e difficoltà sono all’ordine del giorno per ogni allenatore ed è per questo che solo con una buona base di passione si può intraprendere questa strada.

EQUILIBRIO E PAZIENZA sono due caratteristiche fondamentali per un allenatore che faccia da bilancia tra atleti, tifosi e genitori e a cui sono affidate tutte le decisioni, dalle più positive alle negative in maniera spesso tempestiva e dinamica.

La COMPETENZA deriva si dall’esperienza, ma va ben oltre: bisogna entrare infatti, in una nuova ottica e far sì che essere allenatore sia un nuovo punto di partenza, in grado di imparare anche dopo anni di carriera e adattarsi alla continua evoluzione del mestiere.

L’ allenatore è in primis un insegnante ed è quindi fondamentale la sua TECNICA DI COMUNICAZIONE che deve essere semplice e chiara affinchè le sue idee siano facilmente comprensibili. Soprattutto per chi lavora a contatto con i giovani atleti, l’allenatore è una forte figura di riferimento, quasi come un vero e proprio secondo papà.

Ogni allenatore basa il proprio lavoro su delle fondamenta importanti che vanno programmate ed è per questo che la sua CAPACITA’ DI PROGRAMMAZIONE deve essere elevata, soprattutto quando si tratta di mandare avanti un gruppo di ragazzi, passo dopo passo sulla base di metodi e tecniche su cui crede fermamente.

Fondamentale è anche l’AUTOCRITICA: capire dove sta l’errore, perché la carriera di un allenatore è fatta sì di vittorie ma anche di tante sconfitte, e questa caratteristica è necessaria per migliorare se stesso e la propria squadra.

Saper osservare, leggere le situazioni e prevedere le difficoltà sono indubbiamente le qualità più importanti per un grande allenatore.

Tutto questo non significa solo cogliere il giusto cambio in una partita, ma anche e soprattutto capire quando lodare o spronare la squadra, quando cambiare tecniche di allenamento e quando insistere su determinati aspetti.

 

Insomma un grande allenatore ha delle doti innate!

Con il suo carisma ed educazione è l’esempio per tutti i suoi atleti ed è per questo che il suo modo di fare, il suo atteggiamento e la sua mentalità influenzeranno per forza di cose il comportamento dei giocatori.

Noi di Locubia cerchiamo di trasmettere sempre il massimo ai nostri piccoli grandi atleti e con loro cresciamo anche noi.


Febbraio 15, 2018
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La nostra società è sempre vicina ai suoi giovani atleti affinchè traggano il massimo dall’attività sportiva.

Oggi lo facciamo partendo dalla “tavola”: l’alimentazione giusta non trasformerà nessuno in un campione, ma gli assicurerà una crescita e uno sviluppo armoniosi.

L’alimentazione è un elemento determinante nella prestazione dei giovani ed è essenziale anche per assicurare un regolare sviluppo fisico e mentale.

Come prima cosa è  importante sottolineare che non esistono alimenti “speciali” capaci di migliorare la preparazione e la prestazione atletica, ma solo buone o cattive abitudini alimentari che condizionano l’efficienza e il rendimento fisico atletico.

Esiste infatti uno stretto legame tra una corretta nutrizione e prestazione atletica, qualunque sia lo sport preso in considerazione, ma ancora di più quando si parla di sport nell’infanzia e nell’adolescenza, periodi nei quali alle esigenze per l’attività fisica si sommano quelle per l’accrescimento.

Si tratta di un periodo delicato nel quale l’organismo è in formazione e un’alimentazione errata, per qualità e quantità, non soltanto può condizionare le prestazione atletiche ma, cosa molto più importante, può portare a problemi nell’accrescimento che a loro volta potranno essere causa di problemi ancor più severi nell’età adulta.

È bene concentrare l’attenzione su diversi aspetti partendo dal fabbisogno energetico dei giovani.

È importante bilanciare al meglio l’energia in entrata, attraverso cibo e bevande, con quella in uscita, in base all’attività fisica e alle altre attività del giovane.

Se l’apporto è troppo basso si rischia un deficit energetico, che può provocare un accrescimento ridotto, una perdita di massa muscolare, l’affaticamento rapido e una maggiore suscettibilità a traumi.

Se l’apporto è troppo alto si rischiano invece sovrappeso e obesità, condizioni che purtroppo sono sempre più diffuse tra bambini ed adolescenti.

Naturalmente durante i picchi di crescita è necessario un apporto maggiore, che deve aumentare, come dicevamo, in funzione del tempo e dell’intensità dello sport praticato.

Se l’allenamento è previsto nel primo pomeriggio è bene rafforzare lo spuntino di mezza mattinata e fare un pasto ricco di carboidrati almeno un’ora prima di iniziare l’attività fisica.

Durante l’allenamento bisogna mantenere idratati i piccoli atleti bevendo un sorso d’acqua ogni venti minuti se il lavoro non supera l’ora e mezza, ma ancora più importante è reidratare il bambino alla fine dell’allenamento bevendo acqua e mangiando qualche frutto.

Entro le due ore successive si potrà consumare un piccolo panino, e perché no una fettina di dolce fatto in casa preparato con farina, uova e latte.

L’ora giusta per mangiare è un aspetto importante affinchè l’alimentazione non interferisca con il corretto svolgimento dell’attività fisica e il pasto dovrebbe essere equilibrato e leggero evitando alimenti ricchi di grassi, gli eccessi di zucchero, di sale e di quantità.

Il giusto compromesso è mangiare un po’ di tutto arricchendo la dieta con alcuni cibi crudi come frutta e verdura ricche di sostanze preziose per l’organismo. Infine è consigliabile bere tanta acqua, succhi di frutta e spremute.

Per concludere, come detto in apertura, per vincere non servono alimenti speciali, bastano allenamento, motivazione, passione e una sana alimentazione.

Ci vediamo alla prossima puntata e se volete suggerirci qualche argomento o cercate indicazioni su particolari alimenti, basta segnalarlo nei commenti.

 

 


Febbraio 8, 2018
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L’equilibrio tra i diversi ruoli nello sport per allenatori e genitori.

L’attività sportiva è una straordinaria esperienza educativa, è emozionante, divertente e come tale coinvolge facilmente i bambini e i ragazzi.

In particolare il calcio ha una funzione ludica, sociale, insegna il rispetto di sé e degli altri, delle regole, il valore dell’impegno, la convivenza civile, la cooperazione e l’accettazione della sconfitta.

Accresce la fiducia in sé stessi aumentandone l’autostima, facilita l’integrazione e favorisce gli incontri, senza pensare a quanto aiuti a scaricare ansie e preoccupazioni.
Intorno ai bambini e ai ragazzi che giocano ruotano numerose figure fondamentali primi tra tutti gli allenatori, i genitori e i familiari.

Tutti partecipano in modo diverso e in misura differente a rendere l’esperienza sportiva educativa e formativa per i giovani atleti.

Il buon andamento di una Società Sportiva ben strutturata e organizzata dipende dall’equilibrio tra i diversi ruoli, dove ciascuno deve “giocare” il suo, senza invadere e interferire in quello degli altri.
E’ quindi importante comprendere quale ruolo gioca ogni figura e quali sono le sue responsabilità.

A tale scopo è molto importante fare il possibile affinché si stabilisca un’alleanza educativa tra gli allenatori e i genitori.

Gli allenatori
Gli allenatori devono essere degli educatori che formano attraverso lo sport, alla condivisione del gruppo e in particolare sono coloro che promuovono e concretizzano un valido progetto sportivo e culturale orientato a far “crescere” i giovani non solo dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto nell’educarli al senso della responsabilità, dell’impegno, dell’autostima e della voglia di migliorare continuamente.

Essi sono un punto di riferimento e un esempio per i giocatori in campo e fuori dal campo e tale incarico impone loro di avere una specifica formazione tecnica. Sono loro i primi a rispettare la differenziazione con i genitori grazie al loro atteggiamento. Ogni allenatore infatti ha percorso un cammino nel quale si è costruito un’esperienza e questo bagaglio gli permette di potersi definire qualificato, esperto e competente sul campo, senza mai però mettere da parte l’umiltà e la sensibilità.

I genitori
I genitori hanno sempre un ruolo importante per la crescita sportiva dei propri figli, anche perché soprattutto in piccola età, i figli devono essere supportati dai genitori, sia per gli stimoli continui che forniscono, sia per il grande aiuto che possono dare in fatto di educazione, lealtà, fiducia dei propri mezzi, orgoglio e autodeterminazione.

I genitori sono una risorsa positiva per l’attività sportiva dei propri figli, ed è per questo che deve essere creata un’alleanza tra loro e la scuola calcio, perché una collaborazione intelligente può aiutare a risolvere molti problemi, in primis quelli educativi dei bambini e dei ragazzi.

Il compito dei genitori è di insegnare ai propri figli che lo sport è un grande veicolo di valori fondamentali, che la vittoria è frutto di un duro lavoro, di un impegno costante e che non conta solo il risultato.

Specialmente in età evolutiva il bambino e il giovane devono sentire questo appoggio incondizionato da parte dei genitori che li supportano e li valorizzano per quello che sono.
I piccoli atleti vanno incontro al mondo, lo vogliono conoscere autonomamente e quindi devono essere lasciati liberi di giocare senza alcuna pressione, devono divertirsi, rispettare le regole del gioco, i compagni, l’allenatore e l’arbitro.

Noi di LOCUBIA teniamo in particolar modo alla comunicazione tra genitori e allenatori affinchè si diffonda una cultura sportiva sana e divertente con l’obiettivo principale di fare squadra. I genitori devono essere motivati a sostenere i propri figli quando giocano e far balzar fuori il meglio dai propri giovani atleti.

I genitori dei nostri piccoli li incoraggiano a impegnarsi sempre di più, facendo capire loro che l’impegno in campo o in palestra e a scuola sarà in futuro fonte di soddisfazione, cercano di renderli autonomi, facendo capire loro che giocare significa divertirsi e socializzare.
La delusione di una sconfitta diventa un mezzo per crescere, perché “la non vittoria” stimola a migliorarsi attraverso gli allenamenti e questo atteggiamento si riflette positivamente sulla loro attività scolastica e sull’attività lavorativa.

La nostra società è felice del rapporto che c’è con i genitori dei piccoli giocatori e contiamo di migliorarlo giorno dopo giorno per fortificare la grande rete che si è creata.

C’è il giusto dialogo e complicità che servono per incoraggiare ed affiancare i bambini sia nell’attività sportiva che nella vita.