Blog - Polisportiva Locubia

ottobre 12, 2018
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L’estate ormai è archiviata e ha fatto spazio a una nuova stagione. Certamente, c’è un po’ di malinconia, ma non dobbiamo far sì che queste sensazioni ci portino a smettere di allenarci in quanto, come ben sappiamo, l’attività fisica e anche il più semplice movimento possono farci bene, soprattutto se si tratta di abitudini che fanno parte della nostra routine settimanale.

Inoltre, questi mesi autunnali si riveleranno l’ideale per fare il nostro allenamento all’aria aperta: temperature più gradevoli a quasi ogni ora del giorno ci consentono di metterci in movimento quando e dove vogliamo! Non avremo certo bisogno di allenamenti intensi e caratterizzati dalla preoccupazione e dalla frenesia per la prova costume, ma avremo tempo per non abbassare la guardia e mantenerci in forma persino in questa stagione autunnale.

Perciò, tutto è possibile e ci sono già tanti buoni presupposti per darsi da fare divertendosi, ma nonostante questo vogliamo darvi alcuni consigli che vi aiuteranno a capire come allenarvi al meglio durante l’autunno. Pronti per partire?

Dopo l’estate, tutto cambia. Ma ecco i tanti vantaggi per chi ama l’attività fisica…

Innanzitutto, non dimenticate che un allenamento all’aria aperta fa bene e, con il background autunnale, si rivela decisamente ancor più rigenerante, sia per il corpo che per lo spirito. I colori, quella brezza e quei giochi di luce del mattino e al tramonto, in questi mesi hanno un aspetto diverso, regalano relax e ci aiutano ad allenarci con uno stimolo differente e con più spensieratezza.

Perciò, non fatevi assolutamente intimidire dai cambiamenti climatici stagionali, ma utilizzateli per cambiare le vostre abitudini e migliorare il vostro stile di vita. Naturalmente, questi discorsi sono rivolti principalmente alle persone un po’ più pigre, che non si allenano da un po’ di tempo (le vacanze sono oramai finite, ma è difficile ritornare in pista) e non per chi consegue un allenamento costante. Ad ogni modo, allenarsi in autunno è per tutti la scelta ideale: il clima renderà tutto più semplice.

In più, ricordatevi che un allenamento costante innalza le difese immunitarie, che vi permetteranno di affrontare i mesi più freddi nel pieno delle vostre energie. Quindi, i vantaggi non mancano, ma quali sono i suggerimenti da seguire? Certamente, ci sono alcune cose al quale dovrete prestare una maggiore attenzione e alcuni accorgimenti da considerare. Di cosa si tratta?

Il vademecum da non sottovalutare: allenarsi in autunno fa bene, ma va fatto nel modo giusto!

In primo luogo, dovete stare attenti a non strafare. Ok, è ovvio che l’atmosfera, la temperatura e tutte le caratteristiche della stagione ci portano a muoverci di più, tuttavia, il “troppo stroppia sempre”! L’eccesso in ogni sua forma non è mai un bene. Infatti, quando si tratta di attività fisica, gli allenamenti vanno sempre gestiti in maniera costante e diminuendone l’intensità quando necessario, onde evitare lo stress fisico e il conseguente abbassamento delle proprie difese immunitarie.

Fare sport non significa solo muoversi, ma anche divertirsi e noi lo sappiamo bene! Ecco perché vi consigliamo uno sport di squadra che vi permetta di essere motivati di volta in volta, come i classici calcio, pallavolo e basket, oppure un allenamento in compagnia, sempre senza esagerare.

Le classiche attività aerobiche, utili per bruciare i lipidi in eccesso e per velocizzare il metabolismo, rimangono sempre al top anche quando si tratta di allenarsi in autunno. Queste attività tendono inoltre a tonificare di più la massa muscolare.

In generale, anche se inizia “il fresco”, ricordate che non è ancora il momento di mandare in letargo le sessioni di allenamento outdoor. Non a caso, continuiamo ad organizzarle anche noi! Più avanti, se avrete voglia e la possibilità di cimentarvi nello sci, che vi aiuta ad aumentare la capacità polmonare e la massa muscolare, potrete ancora approfittare dell’aria aperta!

Attenzione però alle condizioni climatiche. Evitate pioggia o vento forte se non siete abituati o molto allenati, perché questo, naturalmente, potrebbe nuocere alla vostra salute. L’abbigliamento a “cipolla”, tramandato di generazione in generazione, è sempre la migliore soluzione: vestirsi a strati ci permette di tenere sotto controllo la temperatura corporea, di non avere caldo e di non avere freddo durante l’allenamento.

Per allenarsi in autunno e farlo bene, non dimenticate di isolare la vostra sudorazione con i classici impermeabili sportivi o appositi capi d’abbigliamento, utili per evitare il raffreddamento corporeo che può indurre a diverse problematiche. Qualora facciate allenamenti al chiuso (come in palestra o in piscina) ponete invece attenzione agli sbalzi di temperatura tra i vari ambienti. In generale, non dimenticate di mangiare correttamente, prima e dopo gli allenamenti, ma di questo ne parleremo prossimamente!

 

 


ottobre 5, 2018
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Periodo complicato e meraviglioso, quello dell’adolescenza: si cresce, si cambia, ci si sente e ci si vuole sentire diversi. L’attività fisica fa spesso la differenza nell’accrescimento dell’autostima e nella formazione di una personalità forte e indipendente.

Negli adolescenti ossa e muscoli sono in piena crescita e così anche le capacità intellettive. Lo sport garantisce un armonico sviluppo di tutto l’individuo. Non bisogna sicuramente esagerare con l’attività fisica, perché né la sedentarietà né l’eccesso di sport sono positivi e possono causare traumi e scompensi.

Sono ottimi gli sport di squadra, che favoriscono l’interazione e il confronto con gli altri e in genere prevedono momenti di allenamento alla forza e momenti di attività aerobica. Ad esempio pallavolo, basket, calcio.
Fare sport di squadra aiuta a prendersi cura della propria mente, aiuta a relazionarsi con gli altri condividendo le esperienze e imparando a vincere e a perdere. Il nuoto è perfetto per sviluppare una muscolatura forte e armoniosa.
Molto indicate anche le arti marziali, impegnative a livello fisico e psichico: richiedono infatti un insieme di resistenza, potenza, abilità e tattica. Ma non solo: il raggiungimento degli obiettivi a lungo termine e il rispetto per il team con cui ci si allena sono valori che rimangono anche nella vita.

Qualsiasi sport si scelga di praticare, ciò che conta è realizzare un allenamento completo, che non punti cioè a sviluppare solo una parte della muscolatura, creando poi squilibri di crescita. Grazie alla pratica costante dell’attività fisica il corpo diventa elastico e resistente alla fatica. Praticare sport aiuta inoltre a scaricare in modo positivo stress ed energie, favorendo un miglioramento dell’umore, il rilassamento mentale, e un più equilibrato approccio al mondo e al rapporto con adulti e coetanei.


settembre 28, 2018
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Uno studio pubblicato su Brain & Cognition e condotto dall’Università dell’Illinois ha indagato i rapporti tra lo sport e la risposta mentale e si è scoperto che fare sport fa bene non solo al fisico, ma anche alla mente.

I migliori risultati dei bambini sportivi si riflettono in migliori abilità linguistiche, significative soprattutto nella lettura, nel riconoscimento delle parole e nella grammatica.

Nei bambini sportivi l’attività delle onde cerebrali sembra essere più forte, fattore che risulterebbe in una velocità maggiore di risposta e di elaborazione delle informazioni

Anche se lo studio condotto non può affermare con certezza che le migliori condizioni fisiche dei bambini sportivi influenzino realmente le modifiche nell’attività elettrica del cervello, di certo c’è che si è trovato un potenziale meccanismo grazie al quale lo stato fisico ottimale si combinerebbe con le migliori performance cognitive nei diversi test condotti sui bambini.

I bambini hanno una necessità innata di muoversi e l’esercizio fisico regolare
(almeno un’ora di attività al giorno) li aiuta:

  • a sentire meno lo stress imposto dagli impegni scolastici
  • a sentirsi meglio con gli altri
  • a rafforzare l’autostima
  • a rimanere in forma
  • dormire meglio
  • a costruire un corpo più sano, più a lungo, con ossa e muscoli forti

Lo sviluppo armonico del corpo è uno dei principali benefici dello sport nei bambini, perché li aiuta a cresce con più autostima e a rimanere sani a lungo.

Lo sport, grazie alla componente ludica, a quella di competizione e di apprendimento, migliora l’elasticità mentale, la sicurezza, la capacità di adattamento e la velocità nei movimenti e nei cambiamenti.

Impegno, fatica, concentrazione, relazioni con gli altri: sono tutti benefici enormi per i bambini, soprattutto negli sport di squadra.Perciò, è indubbio che fare sport sia positivo e se questo li aiuta anche nell’apprendimento sarà una motivazione positiva in più da aggiungere alla lista!


settembre 21, 2018
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Ad ogni domanda una risposta! Abbiamo raccolto le domande più frequenti che i genitori dei nostri piccoli atleti pongono al momento dell’iscrizione, provando a rispondere in maniera completa ed esaustiva: ecco i risultati.

Che cos’è il calcio per i bambini?
Il calcio è uno sport di socializzazione che permette al bambino di vivere bel gruppo e gli permette uno sviluppo fisico importante per il suo futuro.

A che età è possibile iniziare?
I bambini vengono accettati dai 6 anni, la cosiddetta scuola calcio. Dopo si passa alle categorie pre-agonistiche pulcini, esordienti, giovanissimi fino alle squadre superiori.

In cosa consiste l’attività?
Non si parla di competitività. Per noi è importante che i bambini socializzino.

Con quale frequenza avvengono gli allenamenti?
Per i bambini dai 6-8 anni, l’allenamento è di 3 volte la settimana per circa un’ora e 15 minuti e si tratta di un’attività per lo più ludica. Per i più grandi l’allenamento è di due volte la settimana per un’ora e mezza. Gli esercizi sono sia tecnici sia di attività personale. Inoltre c’è la partita una volta la settimana.

Quale attrezzatura è richiesta?
La quota sociale comprende un kit per allenamenti e partite. Da comprare ci sono le scarpe.

Quali documenti bisogna presentare per iscriversi?
All’atto dell’iscrizione deve essere presentato il certificato di sana costituzione, rilasciato dal pediatra.

 

Il parere del medico sportivo

Quali capacità fisiche si sviluppano con il calcio?
Il calcio è uno sport che per le sue caratteristiche di gioco conduce sia a uno sviluppo sia delle capacità aerobiche, cioè della resistenza, sia della velocità. In quanto è uno sport di squadra favorisce la socializzazione.

Vi sono controindicazioni?
Se il bambino è sano non vi sono controindicazioni. Essendo però uno sport di contatto con  cadute e contrasti esiste la possibilità di contusioni e più raramente di fratture o distorsioni. L’incidenza dipende da diversi fattori tra cui le caratteristiche del terreno di gioco o la giusta preparazione.

A che età è possibile iniziare l’attività agonistica?
La federazione italiana calcio permette di organizzare tornei già dagli otto anni nella categoria pulcini tuttavia secondo la normativa in vigore l’agonismo inizia dopo i 12 anni. Importante è evitare sempre fanatismi ed emulazioni.


settembre 14, 2018
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Cercate uno sport che piaccia a vostro figlio? Sicuramente avrete pensato al calcio fra le prime opzioni. Esso occupa gran parte della cultura moderna del nostro Paese ed è uno dei passatempi preferiti da seguire e da praticare degli italiani. Perché iscrivere un bambino alla Scuola Calcio? Ecco cinque buoni motivi.

 

DIVERTIMENTO

Prima di tutto si deve far sì che il bambino si diverta, e si appassioni a questo sport. Alla Scuola Calcio il piacere è assicurato! L’attività continua, la competitività e lo spirito di squadra costituiscono elementi fondamentali per il divertimento di vostro figlio. Il genuino piacere che si prova nel calciare il pallone sarà un interesse unico e speciale per il bambino.

 

SALUTE

Il moto svolto durante il gioco del calcio renderà vostro figlio allenato ed in buona salute. Praticare un’attività fisica con impegno e costanza aiuterà il bambino a prendere la sana abitudine al movimento. Questo eviterà la sedentarietà, prevenendo problemi di sovrappeso, obesità e persino cardiaci. Inoltre, il calcio ha grandi vantaggi anche per il potenziamento muscolare: migliora la capacita cardiaca e polmonare, aumenta resistenza e riflessi, nonché fortifica gli arti inferiori.

 

SOCIALIZZAZIONE

Essendo uno sport di squadra, il calcio favorisce l’interazione fra i bambini, che, trovandosi in un ambiente solare e positivo, saranno stimolati a dare del proprio meglio. Impareranno a condividere momenti tristi e felici con i propri compagni di squadra, creando forti rapporti di amicizia e complicità che nella maggior parte dei casi durano per anni.

 

EDUCAZIONE

Uno sport con regole così semplici sarà altrettanto semplice da comprendere per il piccolo. La serietà, il rispetto delle regole, la presenza agli allenamenti, l’attaccamento alla società ed il lavoro sul campo sono i valori che vengono promossi verso i ragazzi che giocano a calcio. Con il bagaglio di conoscenze che avranno acquisito nella Scuola Calcio, i bambini continueranno a dimostrare la propria educazione anche al di fuori di essa.

 

DISCIPLINA

La disciplina che i vostri figli apprenderanno sul campo li aiuterà successivamente nella loro vita. Ovviamente niente che possa segnarli in modo negativo; impareranno a comportarsi in maniera adeguata con tutti, guadagnando il rispetto dei propri compagni ed allenatori. Con l’aspettativa di giocare il più possibile con il pallone insieme agli amici, il bambino imparerà cos’è la disciplina divertendosi.

Anche quest’anno, le attività della Polisportiva Locubia sono al via durante il mese di Settembre! Per tutti i bambini nati tra il 2004 e il 2014, l’appuntamento è al campo “24 Maggio 1999” in Via Quintino di Vona, a Sant’Eustachio, per vivere insieme una nuova stagione all’insegna del divertimento, dello sport e delle emozioni che solo il calcio sa regalare!


agosto 3, 2018
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La sabbia di mare può fornire benefici che possono migliorare la nostra performance sportiva, è un dato di fatto. Quello che vi spiegherò non è solo frutto della mia professione, ma anche il risultato di esperienze vissute in prima persona. Prima di diventare podologo, sono stato un giocatore professionista di beach volley, detengo il record di scudetti vinti e sono stato decine di volte protagonista di gare di livello internazionale con la nazionale italiana: potete fidarvi di me. La sabbia, in natura, può presentarsi con diverse consistenze. La possiamo classificare in base alla sua densità o friabilità. Quella vicino al mare, la battigia per intenderci, possiamo definirla “dura”, poi c’è quella profonda, tipica di alcune spiagge libere. È quella che, mentre ci camminiamo, fa sprofondare completamente i nostri piedi ricoprendoli quasi fino alla caviglia, sabbia che classificheremo come “morbida”. Quella ideale per allenare i nostri piedi è di tipo intermedio, soffice a metà fra le due tipologie appena descritte. La maggior parte degli esercizi di potenziamento, resistenza e prevenzione devono essere svolti su questo tipo di rena. Se optassimo per quella morbidissima, infatti, obbligherebbe le articolazioni a compiere delle escursioni (ROM, range of motion) eccessive causa di molte patologie. Quella dura sarebbe deleteria per i nostri tendini e nella maggior parte è posta su un piano inclinato, in base a come l’acqua del mare la modella.

 

I BENEFICI

Lo stimolo della “propriocezione”, di cui abbiamo parlato nel primo articolo, è sicuramente il primo beneficio che riceviamo da questo tipo di allenamento. Non solo l’instabilità della superficie ci permettere di stimolare il nostro sistema tonico posturale, ma stare a contatto con la sabbia a piedi nudi aumenta la percezione che abbiamo delle nostre estremità. L’insieme di minuscoli granuli crea una specie di plantare a contatto totale che durante ogni passo consente alla muscolatura podalica di lavorare a 360° cosa che difficilmente avviene con l’utilizzo delle normali calzature. Su questa superficie atipica, gli esercizi potrebbero sembrare finalizzati esclusivamente a un lavoro eccentrico, mentre la sabbia è utilissima anche per gli allenamenti di forza e per il recupero degli infortuni… “costituisce un vero e proprio dissipatore di energia” (Bisciotti 2002). La sua morbidezza (minor stress muscolo-tendineo, minor traumaticità per i tessuti e per le strutture) consente di far svolgere l’intero allenamento anche ai giocatori che presentano patologie tendinee che lo sconsiglierebbero su altre superfici. La sabbia è inoltre la superficie ideale sia per la prevenzione primaria (sugli infortuni da sovraccarico funzionale) sia per quella secondaria (per quei giocatori che hanno già patologie, ma che non si sono ancora manifestate). Per finire tenete conto che correre o saltare su questa superficie richiede un dispendio energetico e muscolare molto maggiore rispetto al campo di gioco, andare al mare rappresenta dunque una circostanza ideale per allenare correttamente i nostri piedi ma anche il tono muscolare.

 

GLI ESERCIZI

Calcolate distanze di percorrenza di circa 20 metri e tre ripetizioni per esercizio. Per tempi di lavoro e di recupero vi consiglio di affidarvi a un preparatore atletico che personalizzerà per ciascuno di voi la sequenza e la durata degli esercizi. La distinzione principale su che tipologia di esercizio si desidera effettuare dipende da cosa vogliamo allenare maggiormente, la forza resistente oppure quella dinamica. Nel video di apertura trovate gli esercizi base e più importanti da eseguire. Altre proposte allenanti sono: gli sprint a navetta, gli affondi monopodalici, oltre a esercizi di tecnica analitica da eseguire con la palla.

 


agosto 3, 2018
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La sabbia di mare può fornire benefici che possono migliorare la nostra performance sportiva, è un dato di fatto. Quello che vi spiegherò non è solo frutto della mia professione, ma anche il risultato di esperienze vissute in prima persona. Prima di diventare podologo, sono stato un giocatore professionista di beach volley, detengo il record di scudetti vinti e sono stato decine di volte protagonista di gare di livello internazionale con la nazionale italiana: potete fidarvi di me. La sabbia, in natura, può presentarsi con diverse consistenze. La possiamo classificare in base alla sua densità o friabilità. Quella vicino al mare, la battigia per intenderci, possiamo definirla “dura”, poi c’è quella profonda, tipica di alcune spiagge libere. È quella che, mentre ci camminiamo, fa sprofondare completamente i nostri piedi ricoprendoli quasi fino alla caviglia, sabbia che classificheremo come “morbida”. Quella ideale per allenare i nostri piedi è di tipo intermedio, soffice a metà fra le due tipologie appena descritte. La maggior parte degli esercizi di potenziamento, resistenza e prevenzione devono essere svolti su questo tipo di rena. Se optassimo per quella morbidissima, infatti, obbligherebbe le articolazioni a compiere delle escursioni (ROM, range of motion) eccessive causa di molte patologie. Quella dura sarebbe deleteria per i nostri tendini e nella maggior parte è posta su un piano inclinato, in base a come l’acqua del mare la modella.

 

I BENEFICI

Lo stimolo della “propriocezione”, di cui abbiamo parlato nel primo articolo, è sicuramente il primo beneficio che riceviamo da questo tipo di allenamento. Non solo l’instabilità della superficie ci permettere di stimolare il nostro sistema tonico posturale, ma stare a contatto con la sabbia a piedi nudi aumenta la percezione che abbiamo delle nostre estremità. L’insieme di minuscoli granuli crea una specie di plantare a contatto totale che durante ogni passo consente alla muscolatura podalica di lavorare a 360° cosa che difficilmente avviene con l’utilizzo delle normali calzature. Su questa superficie atipica, gli esercizi potrebbero sembrare finalizzati esclusivamente a un lavoro eccentrico, mentre la sabbia è utilissima anche per gli allenamenti di forza e per il recupero degli infortuni… “costituisce un vero e proprio dissipatore di energia” (Bisciotti 2002). La sua morbidezza (minor stress muscolo-tendineo, minor traumaticità per i tessuti e per le strutture) consente di far svolgere l’intero allenamento anche ai giocatori che presentano patologie tendinee che lo sconsiglierebbero su altre superfici. La sabbia è inoltre la superficie ideale sia per la prevenzione primaria (sugli infortuni da sovraccarico funzionale) sia per quella secondaria (per quei giocatori che hanno già patologie, ma che non si sono ancora manifestate). Per finire tenete conto che correre o saltare su questa superficie richiede un dispendio energetico e muscolare molto maggiore rispetto al campo di gioco, andare al mare rappresenta dunque una circostanza ideale per allenare correttamente i nostri piedi ma anche il tono muscolare.

 

GLI ESERCIZI

Calcolate distanze di percorrenza di circa 20 metri e tre ripetizioni per esercizio. Per tempi di lavoro e di recupero vi consiglio di affidarvi a un preparatore atletico che personalizzerà per ciascuno di voi la sequenza e la durata degli esercizi. La distinzione principale su che tipologia di esercizio si desidera effettuare dipende da cosa vogliamo allenare maggiormente, la forza resistente oppure quella dinamica. Nel video di apertura trovate gli esercizi base e più importanti da eseguire. Altre proposte allenanti sono: gli sprint a navetta, gli affondi monopodalici, oltre a esercizi di tecnica analitica da eseguire con la palla.

 


luglio 27, 2018
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Il ritiro precampionato è un momento sacro e iconico per il calcio. Nell’immaginario collettivo, la preparazione estiva è piena di immagini rustiche, quasi poetiche: corse nei boschi, calciatori a rinfrescare i muscoli nel ruscello. Salite, ripetute e discese sui sentieri, torsi nudi e volti tirati dal sudore.

 

Il luogo

Molte squadre di calcio, ancora oggi, preparano la loro stagione in località di montagna.  È innanzitutto una questione di clima e logistica. Al contrario di quanto si credeva in passato, la montagna non viene scelta dalle società in quanto luogo in cui la diversa ossigenazione permette o innesca particolari meccanismi fisici nei calciatori. La scelta ricade piuttosto sulle località di montagna perché esse offrono temperature perfette per poter riposare bene la sera e allenarsi il giorno dopo con un clima caldo ma non eccessivamente umido. La qualità dell’aria, poi, fa il resto. Tutto, però, dipende dagli obiettivi posti dalla società e dalle contingenze.

 

La durata

L’ideale sarebbe concentrare il lavoro pre-agonistico in sei settimane, propedeutiche alla preparazione di altrettante amichevoli con avversari sempre più forti. Una doppia scelta che permetterebbe ai calciatori di mettere insieme il lavoro specifico in allenamento e il minutaggio giusto per avvicinarsi alla stagione. Tutto, ovviamente, può cambiare se la squadra è impegnata in competizioni ufficiali, ad esempio preliminari di coppe europee o nazionali. In ogni caso, per i calciatori non è facile ritrovare subito la condizione, ecco perché è importante distribuire i carichi di lavoro sul maggior numero possibile di giorni e sedute.

 

Cosa si fa in ritiro

La fase pre-agonistica è essenzialmente una fase preparazione, dunque, secondo il significato etimologico del termine, un’attività volta ad acquisire o a far acquisire le cognizioni o l’addestramento necessarî in vista di una prova. Va vista e pensata e vissuta così, non come accumulo di allenamento ed energie in vista della stagione che verrà. La narrazione del ritiro precampionato come “deposito di forza” è sbagliata in partenza: pensare di aumentare l’intensità durante l’estate per potersene giovare durante l’inverno, magari diminuendo gli allenamenti, è un grave errore. Il lavoro di luglio va visto come un momento di ingresso importante, da riempire con i contenuti giusti. I vanno ridistribuiti con attenzione durante la stagione, quello che deve caratterizzare questa prima fase è la personalizzazione.

Lo staff tecnico ha il compito di far sì che ogni atleta possa svolgere un lavoro basato sui propri parametri fisici e tecnici e sul proprio storico degli infortuni. Tutto deve essere calcolato, l’integrazione tra lavoro tecnico-tattico e atletico deve avvenire nel pieno rispetto del fisico del calciatore. Ecco perché oggi uno staff di preparazione atletica si compone di un responsabile e di molte figure di supporto, fondamentali per la divisione dei compiti e per monitorare tutti i dati. Il futuro si baserà anche sull’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici, anzi abbiamo già iniziato: i rilevatori Gps che indossano i giocatori sono fondamentali per capire velocità e intensità del lavoro, parametri importanti per costruire il giusto programma di recupero, allenamento o potenziamento per ogni giocatore.

 

 


luglio 20, 2018
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“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Di unire la gente. Parla una lingua che tutti capiscono. Lo sport può creare la speranza laddove prima c’era solo disperazione”: una specie di testamento spirituale di un autentico paladino dei valori autentici dello sport.

Perché Nelson Mandela è stato, fra mille cose, anche uno sportivo e un amante dello sport. Soprattutto è stato il politico, il visionario che ha capito, meglio di tutti, che “lo sport può cambiare il mondo”, come recita una delle sue frasi più famose. Madiba però non si è limitato alle parole: le ha rese vive, ha davvero trasformato il mondo in un giorno di giugno del 1995, usando una palla ovale e il jersey degli Springboks con il numero 6 sulla schiena.

Da giovane lo sport che amava era la boxe: «Amo la scienza del pugilato – ha scritto Mandela stesso – la strategia di attaccare e indietreggiare allo stesso tempo. La boxe significa uguaglianza. Sul ring il colore, l’età e la ricchezza non contano nulla. Ma più che il combattimento, a me piace l’allenamento regolare e costante, l’esercizio fisico che la mattina dopo ti fa sentire fresco e rinvigorito».

E anche nei 28 anni di carcere passato a Robben Island, dove lottò anche per metter in piedi una squadra di calcetto fra prigionieri (la Macana Football association, nella quale però a lui, detenuto in isolamento, non era permesso di giocare) la boxe lo aiutava a manetenersi in forma. «La boxe è un modo per perdermi in qualcosa di diverso dalla lotta politica» ha ricordato nel suo libro “Conversazioni con me stesso”. I grandi campioni hanno ricambiato il suo amore. Sugar Ray Leonard gli ha donato una cintura mondiale, Muhammed Ali ha voluto posare con lui, e quando ad una cena di gala a New York Mandela puntò il dito verso Joe Frazier dicendogli «tu eri il mio idolo quando ero in prigione», il grande Smoking Joe si commosse e gli appoggiò la testa sulla spalla come un bambino. Del resto il carisma di Mandela trafisse anche John McEnroe, che dopo aver letto una frase di Madiba piena di ammirazione per il suo gioco, montò su un aereo per il Sud Africa e dichiarò «adesso so che la mia vita non è stata inutile».

Il calcio è stato un altro degli sport dell’uomo dei miracoli, che proprio in occasione dei Mondiali del 2010 (che aveva tanto voluto in prima persona) fece la sua ultima apparizione pubblica, un giro di campo su un caddy, in braccio la Coppa del Mondo. Ma già al 1994, quattro anni dopo la sua liberazione, era iniziata la leggenda del “Madiba Magic”, l’influsso vincente di Mandela sulla nazionale sudafricana dopo una sua apparizione allo stadio che – si narra – propiziò i due gol segnati nel secondo tempo e che valsero la vittoria dei bafana bafana sullo Zambia.

Ma è indubbiamente il rugby lo sport legato con un cordone rosso alle vicende di Mandela, al Sud Africa e a una trasformazione epocale che lasciato il segno sulla storia come pochi altri venti nel secondo Novecento. L’immagine che fece il giro del mondo era già allora un fotogramma, un pezzo di vita che impressiona la mente e mette in moto la storia: il piccolo padre nero che sorride al grande figlio bianco, mano nella mano, occhi negli occhi. Con lo stesso jersey verde addosso, il numero 6 sulle spalle. Anche il dialogo era già scritto: “Grazie per quello che avete fatto per il Sud Africa”. “Presidente, è niente rispetto a quello che ha fatto lei per il Sud Africa”. Ellis Park, Johannesburg, 25 giugno 1995. Forse la più bella avventura dello sport nel XX secolo.

Francois, il lato biondo della favola, era nato e cresciuto a Vereeniging, città industriale a sud di Johannesburg. Nel 1960 nella township nera di Sharpeville, alle porte di Veereniging, la polizia uccise 69 dimostranti neri. «Ma noi eravamo una tipica e famiglia di lavoratori afrikaans”, racconta Pienaar. “Non parlavamo mai di politica e credevamo al 100 per cento alla propaganda».

Mandela nel ’94 era stato appena eletto presidente del Sud Africa. Veniva da 27 anni di prigionia, voleva finire il lavoro di una vita. Nel 1990, alla parata per la sua liberazione, dopo un lungo tormento, si era palesato Morne Du Plessis, l’ex capitano e allora manager degli Springboks. Un mito afrikaans. Mandela, come i neri lungimiranti che quel giorno di quattro anni prima aveva difeso l’immenso e imbarazzato omone bianco da un nero ubriaco che voleva cacciarlo dal party, capì che il rugby, lo sport bianco e sporco di vergogna che era appena uscito dal bando internazionale, poteva diventare uno strumento fenomenale.

Durante la segregazione, ai match degli Springboks, un settore dello stadio era comunque riservato ai neri. Che lo stipavano per tifare per la squadra avversaria. Mettere insieme palla ovale e orgoglio nero pareva una impresa assurda, prima ancora che disperata. Ma “Madiba” lottò, e riuscì ad ottenere l’organizzazione dei Mondiali del ’95.

Un giorno di giugno del 1994, poi, invitò Pienaar a prendere un tè con lui all’Union Building. Il capitano fu accolto dall’altissima, severissima segretaria nera di Mandela, Mary Mxadana. «Ero tesissimo. Che cosa devo dirgli?, mi chiedevo. Poi Mxadana mi fece entrare nell’enorme sala vuota dove Madiba mi aspettava, lui si alzò sorridente e mi venne incontro: ‘Ah! Francois, sei stato gentilissimo a venire! Vuoi un po’ di latte nel tè?’ Si congratulò con me per la vittoria con l’Inghilterra, ci mettemmo a parlare. Dopo cinque minuti il mio umore era del tutto cambiato. Non è solo amichevole, Madiba. E’ che con lui ti senti al sicuro». Pienaar uscì dall’ufficio con un amico in più, che gli aveva consegnato un messaggio: «sentitevi fieri della maglia degli Springbok, perché io lo sono. E vincete il Mondiale». Il Presidente continuò a chiamare il Capitano per tutto l’anno successivo, informandosi, incoraggiando la squadra: «piccole cose – spiega Pienaar – ma che per noi furono fondamentali». Riuscì, insieme a Du Plessis, anche a convincere gli Springboks (be’, qualcuno degli Spingboks…) a imparare a memoria Nikosi Sikelele, il nuovo inno in lingua Xhosa, e a cantarlo. I Bok non erano i favoriti del mondiale, nemmeno quando arrivarono in finale contro gli All Blacks.

«Io quel giorno commentavo la partita per la radio”, ha raccontato Nick Mallet, l’ex ct sudafricano dell’Italia. «E per la prima volta vidi sudafricani di tutti i colori e le religioni tifare insieme. All’inizio l’appello di Mandela a tifare per gli ‘amabokoboko’ non era stato preso bene dalla gente di colore. Ma quella partita per noi sudafricani oggi continua a significare molto più di una finale vinta. Perché significò arrivare tutti insieme ad un momento, magari breve, ma intensissimo, di unità nazionale». Il potentissimo all black Jonah Lomu fu fermato, Pienaar giganteggiò in difesa, il piede di Joel Stransky piazzò 15 punti, compreso il drop nei tempi supplementari: 15-12 per gli Springboks. «Oggi ha sentito tutti i 63.000 dello stadio tifare per voi?», chiesero dopo il fischio finale a Pienaar. «No, oggi ho sentito 42 milioni di sudafricani tifare per noi». Poi la stretta di mano, la foto destinata a fermare il tempo.

Quel giorno, Mandela rilasciò una lunga intervista sottolineando come l’eredità di un Campione sportivo sia quella di lasciare un mondo dove le regole del gioco sono uguali per tutti, e il comportamento è guidato dal fair play e dalla grande sportività. Tale eredità però è anche un qualcosa che oggi ci viene donata dallo stesso Madiba. Un qualcosa che deve essere tutelato e custodito gelosamente da tutti gli amanti dello sport, del vero sport.

Perché Nelson Mandela è stato un uomo di Sport, con la S maiuscola.

Un grande Campione, un Campione Mai Vinto, Invictus.

Il più grande di tutti.

 


luglio 13, 2018
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Che tu sia un calciatore professionista o un amante del beach soccer, la protezione dai raggi solari non dev’essere mai trascurata: ecco i nostri consigli per fare attività sportiva sotto il sole in salute.

 

EVITA LE ORE PIU’ CALDE

La regola principale è quella di non esporsi ai raggi del sole nelle ore più calde della giornata quando sono più nocivi per la nostra pelle: tra le 11 e le 15, l’irradiazione UV raggiunge il suo picco, motivo per cui nei mesi estivi è preferibile praticare attività fisica di buon mattino, il tardo pomeriggio o nelle ore serali dopo il tramonto.

 

MAI SENZA CREMA SOLARE

L’impiego di prodotti per la protezione contro il sole continua a essere il metodo più efficace per tenere a bada le nocive irradiazioni ultraviolette, evitando anche pericolose scottature. Scegli una crema con un elevato fattore UV e spalmala abbondantemente prima di dedicarti al tuo sport preferito: a rischio sono soprattutto orecchie, naso, collo, spalle e dorso del piede, che pertanto dovrebbero essere cosparsi di crema circa 30 minuti prima dell’allenamento.

Se ami giocare in riva al mare o ti trattieni a lungo in spiaggia, devi adottare ancora maggiori cautele: l’acqua e la sabbia riflettono, infatti, i raggi del sole e ne intensificano l’effetto sulla pelle. Per questo, è bene applicare la crema più volte. Tieni inoltre presente che, praticando sport, la sudorazione potrebbe annullare l’effetto della pomata.

Anche nella scelta della crema solare, è bene prestare attenzione al fattore protettivo: più questo è elevato, meglio è. Se pratichi sport all’aria aperta, punta almeno su un fattore di 30. Infine, controlla sempre che la protezione UV-A sia adeguata, per offrire una tutela completa della tua pelle.

 

MEGLIO LE MAGLIETTE SCURE

Altrettanto importante è proteggere la pelle attraverso barriere fisiche, come maglietta, berretto ed occhiali da sole adeguati: al contrario delle creme, la capacità degli indumenti di bloccare i raggi ultravioletti non diminuisce con il passare delle ore, anche se dipende da diversi fattori come il colore, la fibra e l’umidità. Un tessuto asciutto, scuro, in fibre sintetiche riesce a proteggere dagli ultravioletti maggiormente rispetto ad un indumento chiaro e bagnato. In commercio si trovano tessuti tecnici con alti fattori di protezione (UFP), come il poliestere, che possono essere utilizzati per proteggersi.

 

PROTEZIONE ANCHE A TAVOLA

Oltre agli accorgimenti appena elencati, esiste un’ulteriore difesa che è proprio la natura ad offrirci: parliamo dei polifenoli, preziose sostanze definite “Super Food” perché, oltre ad esser componenti del cibo, offrono peculiari benefici per la salute dell’organismo.

I polifenoli rappresentano il sistema immunitario dei vegetali. Gli alimenti come verdura, frutta, spezie ne contengono in elevata concentrazione e sono spesso amari e dal colore vivace. E’ il caso per esempio dei pomodorini, delle piccole bacche come i mirtilli e i frutti di bosco. L’amarezza permette loro di difendersi dall’attacco di animali erbivori: il colore invece rappresenta la difesa dai raggi UV.

Quando tali sostanze sono assunte dall’uomo attraverso la dieta o sono integrati in forma concentrata e purificata, mettono in atto il medesimo potenziale difensivo. Per questo in piena estate un’alimentazione ricca in polifenoli da verdura (es. pomodorini, melanzane, peperoni), frutta (es. frutti di bosco, bacche, fragole, ciliegie), spezie (es. curcuma, curry) e quando carente o in caso di aumentato fabbisogno da integrazione di polifenoli in forma concentrata e purificata, può rivelarsi una preziosa difesa per la salute della cute, utile anche a rallentare il suo fisiologico invecchiamento. Non è tutto: numerosi studi dimostrano un beneficio dei polifenoli nel miglioramento della performance di endurance ed una riduzione del rischio di infortunio.