L'allenamento dei Pulcini - Polisportiva Locubia

novembre 2, 2018by redazione0
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Allenare i “pulcini” (8-10 anni) non è affatto facile, anzi: è più complicato allenare un gruppo di bambini che un gruppo di adulti!

Anzitutto diciamo cosa deve essere un buon mister in questa categoria: educatore, psicologo, programmatore;

Educatore perché ai bambini vanno insegnate quelle “piccole-grandi” regole sia dentro che fuori dal campo, per esempio il rispetto (verso compagni, avversari, ma anche attrezzi d’allenamento ecc.).

Psicologo perché ogni bambino è in fase evolutiva e ha la sua personalità molto estremizzata, quindi bisogna cercare di capire e coinvolgere nel gruppo tutti i bambini della squadra.

Programmatore: questa parte è fondamentale, non solo per i pulcini ma per tutte le categorie: bisogna saper gestire una squadra per un anno, capire le attività e le esercitazioni da proporre e stilare (con la società) degli obiettivi da raggiungere.

E qui iniziano i “problemi”: come si programma una stagione dei pulcini?

Prima di tutto bisogna valutare all’inizio i bambini, quello che sanno fare, quello in cui sono carenti e le loro personalità. Dopodiché si passa a stabilire il programma annuale atto a migliorare sia le capacità di ogni bambino, sia a migliorare (in certi casi iniziare, in altri sviluppare) il gioco di squadra. Ricordo che dopo il percorso fatto nei pulcini (e quindi una volta arrivati negli esordienti), i bambini devono aver chiaro cosa voglia dire giocare con i compagni: questo è un obiettivo fondamentale per questa categoria.

Un altro obiettivo fondamentale nei pulcini è sviluppare le capacità coordinative; Esse sono di 2 tipi: le capacità coordinative generali e le capacità coordinative specifiche.

Le capacità coordinative generali sono costituite dalla capacità di apprendere un nuovo movimento, dalla capacità di controllare e regolare il movimento e dalla capacità di saper adattare e trasformare i movimenti che si sono appresi in base alle necessità.

Le capacità coordinative specifiche invece si dividono in: differenziazione, ritmo, reazione, equilibrio, orientamento, trasformazione e combinazione dei movimenti.

Il periodo che va dai 7 ai 12 anni circa (quindi periodo dell’attività di base nel calcio, tra cui i pulcini) è identificato come quello delle “fasi sensibili”, cioè è il periodo in cui il bambino è maggiormente predisposto alla strutturazione delle capacità coordinative; Durante il periodo dei pulcini, dunque, gli obiettivi devono essere maggiormente orientati verso le componenti tecnico coordinative e il consolidamento degli schemi motori di base.

Per quanto riguarda gli aspetti tecnico-tattici, gli obiettivi principali in questa fase sono: saper eseguire la conduzione palla con tutte le parti del piede, saper calciare (per tiro e passaggio) la palla, ricevere e controllare la palla, difendere la palla, smarcarsi, marcare un avversario, saper effettuare dribbling e varie finte “di base”, gestire situazioni di superiorità o inferiorità numerica.

Molto importante è che, in questa fase, ogni bambino sia provato in più ruoli. Molti mister commettono l’errore di considerare un bambino già predisposto per un certo ruolo, senza mai schierarlo in altre parti di campo (l’esempio più comune è il portiere, che già nei pulcini si tende a schierarlo sempre e solo in porta senza provarlo in ruoli di movimento). La specificità di un ruolo non avviene mai durante l’attività di base, anzi molti giocatori di calcio cambiano ruolo anche in prima squadra. Per è molto importante che, nei pulcini, ogni bambino si faccia un bagaglio di esperienza in vari ruoli.

E ricordiamoci che 1 bambino su 100.000 arriva in Serie A, e quindi si ha il dovere di insegnare il calcio, ma soprattutto di educare gli altri 99.999.

 

 

redazione


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