Ritiri estivi: cosa sono e a cosa servono - Polisportiva Locubia

luglio 27, 2018by redazione0
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Il ritiro precampionato è un momento sacro e iconico per il calcio. Nell’immaginario collettivo, la preparazione estiva è piena di immagini rustiche, quasi poetiche: corse nei boschi, calciatori a rinfrescare i muscoli nel ruscello. Salite, ripetute e discese sui sentieri, torsi nudi e volti tirati dal sudore.

 

Il luogo

Molte squadre di calcio, ancora oggi, preparano la loro stagione in località di montagna.  È innanzitutto una questione di clima e logistica. Al contrario di quanto si credeva in passato, la montagna non viene scelta dalle società in quanto luogo in cui la diversa ossigenazione permette o innesca particolari meccanismi fisici nei calciatori. La scelta ricade piuttosto sulle località di montagna perché esse offrono temperature perfette per poter riposare bene la sera e allenarsi il giorno dopo con un clima caldo ma non eccessivamente umido. La qualità dell’aria, poi, fa il resto. Tutto, però, dipende dagli obiettivi posti dalla società e dalle contingenze.

 

La durata

L’ideale sarebbe concentrare il lavoro pre-agonistico in sei settimane, propedeutiche alla preparazione di altrettante amichevoli con avversari sempre più forti. Una doppia scelta che permetterebbe ai calciatori di mettere insieme il lavoro specifico in allenamento e il minutaggio giusto per avvicinarsi alla stagione. Tutto, ovviamente, può cambiare se la squadra è impegnata in competizioni ufficiali, ad esempio preliminari di coppe europee o nazionali. In ogni caso, per i calciatori non è facile ritrovare subito la condizione, ecco perché è importante distribuire i carichi di lavoro sul maggior numero possibile di giorni e sedute.

 

Cosa si fa in ritiro

La fase pre-agonistica è essenzialmente una fase preparazione, dunque, secondo il significato etimologico del termine, un’attività volta ad acquisire o a far acquisire le cognizioni o l’addestramento necessarî in vista di una prova. Va vista e pensata e vissuta così, non come accumulo di allenamento ed energie in vista della stagione che verrà. La narrazione del ritiro precampionato come “deposito di forza” è sbagliata in partenza: pensare di aumentare l’intensità durante l’estate per potersene giovare durante l’inverno, magari diminuendo gli allenamenti, è un grave errore. Il lavoro di luglio va visto come un momento di ingresso importante, da riempire con i contenuti giusti. I vanno ridistribuiti con attenzione durante la stagione, quello che deve caratterizzare questa prima fase è la personalizzazione.

Lo staff tecnico ha il compito di far sì che ogni atleta possa svolgere un lavoro basato sui propri parametri fisici e tecnici e sul proprio storico degli infortuni. Tutto deve essere calcolato, l’integrazione tra lavoro tecnico-tattico e atletico deve avvenire nel pieno rispetto del fisico del calciatore. Ecco perché oggi uno staff di preparazione atletica si compone di un responsabile e di molte figure di supporto, fondamentali per la divisione dei compiti e per monitorare tutti i dati. Il futuro si baserà anche sull’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici, anzi abbiamo già iniziato: i rilevatori Gps che indossano i giocatori sono fondamentali per capire velocità e intensità del lavoro, parametri importanti per costruire il giusto programma di recupero, allenamento o potenziamento per ogni giocatore.

 

 

redazione


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